Antigua (IX giorno)

Il viaggio ad Antigua ha previsto un’intera giornata di volo con trasbordo a Miami. Il volo era alle 6 del mattino al V. C. Bird International. Il signor Bird è stato il primo (e non solo Primo) ministro dell’isola di Antigua, una volta ottenuta l’indipendenza. Il nome dato all’aeroporto è così buffo, che mi fa pensare a cose sconce. Ma non voglio essere dissacrante prima di beccarmi qualche denuncia.

Dicevo che la sveglia era per le 3.30 ma Mater dalle una ha iniziato a fare casino e a sistemare le valigie già perfettamente sistemate. Alle 3 per sfinimento ci siamo portati in aeroporto ma, come al solito, mi sono perso. Evidentemente all’ennesimo incrocio anziché girare, sono andato dritto. Per fortuna che il mio senso dell’orientamento mi ha permesso di capire quasi subito di aver sbagliato strada.

Il viaggio da ANU (la sigla dell’aeroporto di Antigua) a Miami è stato tranquillo, senza scossoni. Sonnolento, anche per il personale di bordo, seduto negli ultimi posti. Mater ha approfittato dei sedili vuoti e senza ritegno si è sdraiata manco fosse sulla chaise-longue della spiaggia. Io intanto osservavo la bellezza delle isole Turks and Caicos e delle Bahamas.

Arrivata a Miami, lei era sconvolta, addormentata, infreddolita e non voleva fare un passo. L’ho spronata ad uscire perché vedesse almeno il centro della città. La solita trafila della Homeland Security l’ha stroncata del tutto. Ho dovuto trascinarla fino alla Metrorail dove il caldo, la luce e l’aria fresca l’hanno rinvigorita.

Dalla stazione di Governor Centre ci siamo portati al Biscayne blvd. Mater finalmente era contenta, soprattutto quando sulla 2nd St ha trovata la chiesa dei Gesuiti e ha sentito la messa. Non le interessava se fosse ormai quasi alla fine, dovevamo tornare in aeroporto. Comunque, tempo di fare un giro per i negozi nel Mall del Bayfront park, comprare altri souvenir e bere il maxi frappuccino al caramello allo Starbucks, che Mater ha voluto tutti i costi tornare indietro.

Altre due ore in aeroporto, più altrettante per cercare di partire, e un’altra persa per colpa di una ragazzina idiota. Un incubo. Il primo ritardo è stato per un problema tecnico. Pare che dovessero sostituire una ruota. Non riuscivo a immaginare l’operazione. Dovevano usare un crick per alzare l’aereo? Per fortuna che in pochissimo sono riusciti a trovare un altro aereo e tempo di trasbordare le valigie che tutti erano pronti.

In attesa della nuova partenza programmata alle 18, la maestra della scolaresca fa presente che una ragazza non si sentiva bene (in realtà stava meglio di me). Scoppia il pieno. Dovrebbe essere diabetica. Chiedono la presenza di un medico per misurarle la glicemia. Io mi presento, anche perché la maestra era seduta nella mia stessa fila. Il parere del comandante però è categorico: la ragazza deve scendere, senza se e senza ma e senza parere del sottoscritto (per fortuna). Giù di nuovo le valigie e un’altra ora e mezza di ritardo. Io che volevo mandare tutti a quel paese. Ma alle 19.30, alla luce calda e crepuscolare del tramonto di Miami riusciamo a partire felici e contenti. E fine della vacanza.


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