2∞ infiniti

Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.

A me questa storia dei 200 anni dell’Infinito di Leopardi mi lascia un po’ così. Non riesco a distogliermi dalla testa il sacrilego pensiero di accostare le parole “200”, “anni” e “infinito” ad una formula matematica, una di quelle che riguarda gli integrali, le funzioni. Sì, insomma, un pensiero astruso.

Ammetto che di poesia non ci ho mai capito nulla. Ne ho scritto due e una terza è ancora incompiuta. Quei componimenti mi paiono incompleti, un parto prematuro. Ritengo che manchi tutta una sovrastruttura necessaria a sostenere le parole.

Non sono fatto per le poesie. Infatti, nella mia libreria di casa, i volumi non di narrativa si contano sulle dita di una mano e non esagero.

Ripeto, non ci capisco niente. L’atteggiamento di chi scrive versi mi sembra simile a quello che per nuotare ha bisogno dei bracciali, del salvagente, altrimenti non si avventurerebbe dove non tocca.

Nella mia vita, sono riuscito a capire nella loro interezza soltanto tre poesie; ho percepito l’afflato emanato dalla sequenza di parole in pochissimi casi. Tra queste, una poesia di Mario Luzi, un’altra di Garcia Lorca, e infine un componimento di Evtušenko.

Questo “Infinito”, mi lascia tiepido. Il mio sentimento è completamente diverso da quello del mio prof. di Italiano. Mi ricordo ancora il pippone che ci aveva propinato. Mi aspettavo che da lì a poco il “Galfra” si sarebbe messo in ginocchio o avrebbe iniziato a farcelo recitare come una sorta di preghiera del padrenostro.

non è la ginestra ma un fiore del giardino

No, non riesco a farlo mio questo “Infinito”, scritto in un posto lugubre, magari in una delle giornate coperte dalla nebbiolina. Dico: a Recanati, mica, chessò, a Parigi, a Londra! Cosa mai avrebbe potuto vedere se non ci fosse stata quella sorta di paravento? Quale paesaggio mozzafiato avrebbe mai visto se si fosse spòrto oltre? Gli era così dolce “naufragare”? Eh certo, che cosa poteva fare….?

Lo sfigatissimo di Leopardi, non certo un poeta di quelli inglesi o americani, che si ammazzano di alcool o si perdono negli slum delle città, si compiangeva. Rimaneva lì a farsi le pippe. Cretino. Ma alzati, vai oltre la “siepe”. Come avrebbero detto i Pink Floyd secoli dopo, abbattilo questo muro, per dio! Prendi una motosega all’OBI e ranza giù tutto.

Sfigato! Come la sua Silvia, pallida, smorta, gelida come un bastoncino Findus. Prendi il “pastore errante dell’Asia”. Non poteva essere della Sardegna? No, uno dell’Asia, ma vi rendete conto? Ma che ne sapeva lui dell’Asia…? L’intero continente? E quella “donzelletta”, vaga figura rimasta in disparte, senza nemmeno un connotato. Diamine, un po’ di rispetto. E quella luna in cielo?

Ovvio, Leopardi non era Byron, o uno di quei poeti francesi, che prendevano la valigia e senza Alpitour andavano a svernare in Italia o in Grecia.

Festeggiare questo “Infinito” con tutti i flashmob consumati nell’intero Stivale e culminati con la baraonda della Scalinata di Piazza di Spagna è senza dubbio un’ingratitudine alla sfiga del Leo. Non so, che festeggiate? Uno a cui potevano essere somministrate delle goccine di Aloperidolo. Bambini di Italia, volete celebrare la poesia di una mummia?

Per fortuna che il suo amichetto Ranieri lo ha portato via da quella Recanati, che poi fosse un escort poco importa. Finalmente il Leopardi poteva assaggiare la sfogliatella, perdersi nei vicoli di Napoli, mangiare il gelato, respirare l’aria di mare e alzare lo sguardo e vedere davvero l’infinito in quel Vesuvio che si alzava prepotente.

Il vero “Infinito” è nella sua ultima lirica, la “Ginestra”, una lirica senza freni, disinibita, senza quegli endecasillabi. Il Leo ha detto finalmente quello che voleva e poteva.

Prima di muorire di solitudine.

Altro che “Infinito”!

Lewis Capaldi – Someone You Loved

I’m going under and this time I fear there’s no one to save me
This all or nothing really got a way of driving me crazy
I need somebody to heal
Somebody to know
Somebody to have
Somebody to hold
It’s easy to say
But it’s never the same
I guess I kinda liked the way you numbed all the pain

Now the day bleeds
Into nightfall
And you’re not here
To get me through it all
I let my guard down
And then you pulled the rug
I was getting kinda used to being someone you loved
I’m going under and this time I fear there’s no one to turn to
This all or nothing way of loving got me sleeping without you
Now, I need somebody to know
Somebody to heal
Somebody to have
Just to know how it feels
It’s easy to say but it’s never the same
I guess I kinda liked the way you helped me escape
Now the day bleeds
Into nightfall
And you’re not here
To get me through it all
I let my guard down
And then you pulled the rug
I was getting kinda used to being someone you loved
And I tend to close my eyes when it hurts sometimes
I fall into your arms
I’ll be safe in your sound ‘til I come back around
For now the day bleeds
Into nightfall
And you’re not here
To get me through it all
I let my guard down
And then you pulled the rug
I was getting kinda used to being someone you loved
But now the day bleeds
Into nightfall
And you’re not here
To get me through it all
I let my guard down
And then you pulled the rug
I was getting kinda used to being someone you loved
I let my guard down
And then you pulled the rug
I was getting kinda used to being someone you loved

Sto cadendo giù e questa volta ho paura che non ci sia
nessuno a salvarmi
questo tutto o niente è veramente riuscito a farmi
impazzire
ho bisogno di qualcuno da guarire
qualcuno da conoscere
qualcuno da avere
qualcuno da stringere
è facile a dirsi
ma non è mai lo stesso
immagino che mi piacesse il modo in cui tu lenissi
tutto il dolore

Ora il giorno sanguina
nel tramonto
e tu non sei qui
per farmi affrontare tutto
ho abbassato la guardia
e mi hai fatto crollare
mi stavo abituando ad essere qualcuno
che tu amavi
Sto cadendo giù e questa volta ho paura che non ci sia nessuno
a cui rivolgermi
questo modo di amaretutto o niente mi ha fatto
dormire senza di te
Ora, ho bisogno di qualcuno da conoscere
qualcuno da guarire
qualcuno da avere
solo per sapere come ci si sente
è facile da dire ma non è mai lo stesso
immagino che mi piacesse il modo in cui mi hai aiutato
ad uscirne
Ora il giorno sanguina
nel tramonto
e tu non sei qui
per farmi affrontare tutto
ho abbassato la guardia
e mi hai fatto crollare
mi stavo abituando ad essere qualcuno
che tu amavi
E tendo a chiudere gli occhi quando fa male
a volte
cado tra le tue braccia
sarò salvo con la tua voce fino a che non
tornerò indietro
Ora il giorno sanguina
nel tramonto
e tu non sei qui
per farmi affrontare tutto
ho abbassato la guardia
e mi hai fatto crollare
mi stavo abituando ad essere qualcuno
che tu amavi
Ora il giorno sanguina
nel tramonto
e tu non sei qui
per farmi affrontare tutto
ho abbassato la guardia
e mi hai fatto crollare
mi stavo abituando ad essere qualcuno
che tu amavi

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