God’s not dead
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In questi giorni ho visto il film God’s not Dead. Che il dio dei cristiani sia morto o ancora vivo, poco mi importa. Non devo farmi convincere da nessuno.

È sicuramente un film originale, ma…

Ora, io sono poco cristiano, anzi, diciamola tutta, per niente, però vorrei esprime alcune opinioni sul film.

Non ho nulla da dire sulle argomentazioni portate da Josh per smentire lo spocchioso professore di filosofia.

Alla fine si arriva a dire che la scienza e la bibbia dicono esattamente la stessa cosa. Il big bang, ad esempio, un fatto così inspiegabile e misterioso, dà origine alle galassie e all’universo. In principio dio creò la luce e così fu.

Lo stesso dicasi per l’evoluzione che, se rapportata alla scala del tempo sin dall’inizio dell’universo, è poco più che un giorno.

Segue tutta una serie di citazioni, che dimostrano la presenza di un dio e che il pensiero logico e scientifico è fallace.

Le argomentazioni, diciamo, anche se sono la cosa più interessante, possono essere relegate ai margini del film.

È tutto il resto che mi lascia stupito. Mi dispiace dirlo -ed è il punto più debole del cristianesimo-, ma in questo film vengono messe in scena tutte le storture di questa religione, tra cui la sofferenza, sulla quale sembra fondarsi.

Il professore, sempre più incalzato dallo studente, ammette di odiare dio perché a 12 anni gli era morta la madre; non a caso viene citato Dostoevski che, con la scusa del peccato, ha scritto forse uno dei romanzi più belli di tutta la letteratura russa nonostante la povera vecchietta assassinata da Raskolnikov in preda ad un impeto di ira.

La blogger sinistroide, che scopre di essere nel pieno di un tumore metastatizzato e che poco le rimane da vivere, si converte a dio e le conviene dunque pregare con la band rockettara prima del concerto all’Arena di Huston.

I due preti, tra cui un missionario giunto da Accra, passando da Zurigo e Francoforte per arrivare in Lousiana, sono così sfigati da rasentare il ridicolo. Preghiera dopo preghiera, assistono alla disgregazione dell’animo umano, eppure non riescono ad andare a Disney World.

Il professore di filosofia che, nel massimo sforzo per riconquistare la moglie, viene falcidiato da un’auto. Dolorante, con un emopneumotorace, diagnosticato dal missionario negro, senza neppure aver usato la fast, si converte al cristianesimo in punto di morte. Nessuno ovviamente si premunisce di drenare il sangue dalle cavità pleuriche. Quasi quasi mi aspettavo che i preti citassero qualche passo del Sant’Angostino –Sero amavi te domine!-, ad esempio; o che il negro si metesse a cantare kumabaya my Lord

Alla moglie, finalmente libera, dopo aver lasciato il professore, le si allarga inconsapevolmente il sorriso proprio quando la morte imminente del marito si sta realizzando.

La sfigata araba, una novella martire del ventunesimo secolo, viene quasi trucidata dal padre gelosissimo, dopo essere stata sputtanata dal fratellino che poteva benissimo farsi i fatti propri.

E poi ‘sto Josh che viene mollato dalla morosa tignosa, ingenerosa e autoritaria (fortunato averla persa!), che rischia la propria carriera universitaria, fa lo strafigo davanti al prof e non soccombe di mezza virgola. Anzi si prende la sua rivincita e come ne L’attimo fuggente, tutta la classe si alza  al grido che dio, no, davvero non è morto. E per premiarsi va al concerto della band, portandosi, in mancanza di morosa, il cinese che, la cui razza notoriamente è assolutamente agnostica per natura, è il primo a convertirsi.

Infine la band, in cui solo il batterista rasenta qualche interessante spunto antorpomorfico, fa il pienone con la canzone God’s not dead. E giù a gridare come il ruggito di un leone (he is living on the inside roaring like a lion!).

Ecco è tutto. Ripeto che dio sia morto o meno, è un particolare che mi lascia assolutamente indifferente, ma tutta questa sfigataggine veramente mi inquieta. Io non voglio il regno dei cieli, io voglio la serenità ora in questo momento e non altrove. E non ammetto la sofferenza per giustificare la presenza di dio. Per ammettere dio si pretende una carneficina ingiusta e immorale.

Il libero arbitrio è una vaccata enorme. Uno è libero solo con se stesso e non quando è in rapporto ineluttabile con la società.

Merita di essere visto ma solo per le citazioni, il resto è solo un messaggio ultrabigotto che ti incute il terrore affinché uno possa avere fede.

Four to the Floor – Starsailor

With hand on heart, you right from the start
You taught me to take my part
No cross to bear, no reason to care
My life was all up in air
Four to the floor, I was sure
Never seeing clear
I could have it all
Whenever you are near The iron hand did not understand
The plight of the common man Four to the floor, I was sure
Never seeing clear
I could have it all
Whenever you are near Four to the floor, I was sure
That she would be my girl
We’d rent a little world
We’d have a little girl Four to the floor, I was sure
Never seeing clear
I could have it all
Whenever you are near Four to the floor, I was sure
That she would be my girl
We’d rent a little world
We’d have a little girl Four to the floor, I was sure
Never seeing clear
I could have it all
Whenever you are near.

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