I 400 likes

Sono ormai più di 400 likes. Lo so che non sono un parametro da prendere in considerazione ma nemmeno da buttar via. In qualche modo alimentano la mia autostima. I 400 likes sono tutti per me e per nessun altro!
Mi riferisco all’album dell’Open Day 6. Non pensavo che queste foto avrebbero fatto colpo, che sarebbero state viste da così tanta gente.

Ma si, apriamo questo post piagnucoloso. Diciamo le cose come stanno. Io ci sono andato perché ero libero e non di turno ma non sono stato invitato ufficialmente. Certo, devo dire, a onor del vero, che sono stato inserito di sfrodo nel gruppo ufficiale di WhatsApp grazie all’interessamento di una persona buona, che non lascia mai indietro nessuno. Un buon samaritano. Probabilmente non sarei stato invitato. Mi spiego, e non lo dico da vittima, ma con tutto il distacco ormai di persona matura con tutti i 50 anni sulle spalle, hanno chiamato persone che col centodiciotto e affini non avevano un rapporto diretto e non me. Non mi offendo mica se ci sono altri fotografi, che siano i benvenuti. Non mi metto in competizione con loro. D’altronde io stesso non mi ritengo essere tanto bravo, ma fa niente. Lo so che faccio foto per lo più storte o sfocate. Me ne rendo conto.

Però lasciano il segno. Forse perché riverso nella rete questa orgiastica collezione di un migliaio e più di istantanee. Forse perché ho la fissa degli sguardi, delle espressioni. Con l’obiettivo in mano mi sento autorizzato a guardare gli altri, a soffermarmi e a indugiare su quei particolari che rendono unica una persona. Riesco a interpretare i sentimenti altrui, a evidenziare quell’unicuum, quel qualcosa di irripetibile: un sorriso, uno sguardo, la linea delle labbra, una luce che spiove su alcune zone del corpo, i colori degli occhi.

Mi piace osservare la bellezza di un volto, la genuinità di un gesto cristallizzato in una frazione di tempo che verrà ad essere dilatata per l’eternità. Quell’eternità tanto cara alla Yourcenar, quel sopravvivere alla storia e a noi stessi. Essere in grado di ritagliarsi uno spazio temporale prezioso per noi. Queste foto ritraggono un momento particolare, estremizzano la consapevolezza di esserci e di essere parte di un sistema così umanamente ricco come quello del soccorso.

L’Open Day piace perché l’altruismo professionale nel salvare una vita è un bene prezioso che deve essere condiviso dalla collettività. C’è sempre tanta gente perché essa ha bisogno di sapere che ci sono persone simili di cui fidarsi e a cui affidare la propria vita. In un mondo frenetico, nel quale siamo sazi delle nostre convinzioni, risulta ammirevole pensare che ci sia qualcuno pronto a prenderci per mano quando le certezze non ci sono più.


E queste foto lo dimostrano. Volti di gente comune, mani che accompagnano persone per un tragitto più o meno lungo, un battito di cuore che entra in sintonia con quello di un altro.

Ecco perché non mi invitano, sono un outsider, perché se per una manciata di foto riesco a tirare fuori dei pipponi simili…

Lo capisco. Ma non mi importa. Ciò che conta è lasciare il segno, quel singulto di ammirazione quando scopriamo l’altro di noi stessi così identico ma così lontano. Quando quel sorriso di noi stessi sorride proprio a noi, quando quel guizzo negli occhi si rispecchia sulle nostre pupille e si sedimenta sulla retina. Queste foto creano un ponte e uno specchio intimo di un momento che non c’è.

Chissà perché di quel sorriso, di quell’abbraccio, di quella posa. Non lo sapremo mai o forse sì ma ci terremo la risposta ben stretta dentro di noi.

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Ps: la canzone Dance Monkey è stata la mia ossessione alla Réunion. La sentivo sempre in auto, sulle curve, in spiaggia. Dappertutto. E credo che sia indicata per questo post..

Tones and I – Dance Monkey

They say oh my god I see the way you shine
Take your hand, my dear, and place them both in mine
You know you stopped me dead when I was passing by
And now I beg to see you dance just one more time
Ooh I see you, see you, see you every time
And oh my I, I like your style
You, you make me, make me, make me wanna cry
And now I beg to see you dance just one more time
So I say
Dance for me, dance for me, dance for me oh oh oh
I’ve never seen anybody do the things you do before
They say move for me, move for me, move for me ay ay ay
And when you’re done I’ll make you do it all again
I said oh my god I see you walking by
Take my hands, my dear, and look me in my eyes
Just like a monkey I’ve been dancing my whole life
And you just beg to see me dance just one more time
Ooh I see you, see you, see you every time
And oh my I, I like your style
You, you make me, make me, make me wanna cry
And now I beg to see you dance just one more time
So I say
Dance for me, dance for me, dance for me oh oh oh
I’ve never seen anybody do the things you do before
They say move for me, move for me, move for me ay ay ay
And when you’re done I’ll make you do it all again
They say
Dance for me, dance for me, dance for me oh oh oh, oh oh, oh oh
I’ve never seen anybody do the things you do before
They say move for me, move for me, move for me ay ay ay
And when you’re done I’ll make you do it all again
Ooh (all again, all again)
Woah-oh, woah-oh, oh
Ooh (all again, all again)
Ah ah, ah ah, ay
They say
Dance for me, dance for me, dance for me oh oh oh
I’ve never seen anybody do the things you do before
They say move for me, move for me, move for me ay ay ay
And when you’re done I’ll make you do it all again
They say
Dance for me, dance for me, dance for me oh oh oh, oh oh, oh oh
I’ve never seen anybody do the things you do before
They say move for me, move for me, move for me ay ay ay
And when you’re done I’ll make you do it all again
All again

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