Il mio 15 dicembre 2019

Quest’anno, il mio 15 dicembre l’ho passato in terra di Puglia. Purtroppo solo due giorni. Non sia mai che per il mio capo uno possa divertirsi troppo e non fare turni.

Ero attratto dalla città di Matera, ma poi ho deciso, una volta sbarcato a Bari, di rimanere in questa regione.

C’erano tante cose che mi trattenevano, una delle quali il ricordo di un tempo passato durante le vacanze ad Ostuni. Non ricordo bene come ci fossi finito lì ma la città bianca richiamava ancora una vivida nostalgia dentro di di me.

A Santa Sabina, il nome della località dove trascorsi il tempo di una vacanza memorabile, mi accingevo a diventare adulto, aiutando, innaffiando il mega-giardino della casa-colonia che mi ospitava. Alla mattina presto, quando il caldo non era così rovente, innaffiavo gli alberi da frutto e l’orto. Ogni mattina il solito rituale, prima di concedermi il bagno sulla spiaggia poco più in là.

Le due ragazze che se la tiravano, lievemente oversize o in carne, esibivano in ogni occasione il loro corpo massiccio, tozzo. Non temevano di mostrare la loro carne come merce. Anzi, la donavano al miglior offerente. Erano sempre in costume attillatissimo. Non le sopportavo proprio, eppure gli altri ragazzi continuavano a esprimere le proprie opinioni in fatto di preferenze. Chi tifava per quella mora con un corpo più longilineo, chi l’altra, la castana, riccioluta, la più statuaria, io aggiungerei la più traccagnotta.

Io le osservavo per poter dare anch’io un giudizio ma non sapevo proprio cosa scegliere e nemmeno esprimere qualcosa. Altri pensieri mi ronzavano in testa. Soprattutto quell’incontro proprio nel cuore della città bianca, sul crinale. Bastava lasciarsi andare per rotolare a valle, per arrivare direttamente al mare…

Oltre ad Ostuni, avevo un mezzo ricordo, ma giusto qualche impressione, di Monopoli, città affacciata sul mare.

Un’altra ragione per cui ho deciso di rimanere in Puglia era il desiderio di vedere Lecce, la tanto osannata città salentina, patria del barocco. Non ero però convinto di andarla a vedere. Forse perché a me il barocco mi asfissia, mi stringe, mi chiude l’anima. Non riesco ad essere sereno di fronte ad una chiesa adornata da tutti questi ghirigori. Vuoi mettere invece il profondo senso di libertà delle cattedrali gotiche?

Prima di partire su Google ho visto un’immagine, penso erroneamente attribuita alla città di Lecce, ma in fondo lo sapevo che non potesse essere proprio quella, non per altro perché si vedevano una moltitudine di edifici bianchi arroccati su un’altura. Molto probabilmente era una veduta di Ostuni. Ma non ho voluto indagare così dentro di me è nato il desiderio di vederla, anche se sapevo che era un’idea sbagliata.

Non mi sono scoraggiato al pensiero dei 165 chilometri che avrei dovuto affrontare. Se fossi stato in Germania li avrei percorsi in molto meno delle circa tre ore impiegate effettivamente. D’altronde avevo l’auto affittata, una “cinquecento”, non potevo certo permettermi di fare lo sborone benché la strada corresse lunga e diritta.

Di essere bella è bella, Lecce… ma…

Maledetto barocco, così espresso, così rigoglioso, così indecente. Per fortuna almeno che era circoscritta tra piazza Oronzio, strana, con quel palazzo neofascista proprio sull’anfiteatro, e piazza duomo. Per il resto una comunissima città provinciale con un’orrenda periferia.

Così non potevo non andare a Polignano a Mare, la terza motivazione che mi ha spinto a rimanere nella terra pugliese. Colpa dello scrittore Bianchini, che me l’ha fatta amare senza che ci fossi mai stato. Il film, poi, ha rinforzato questa idea. Non mi ha deluso, bella, orgogliosamente protesa verso il mare. Ho ripensato al romanzo, alla “Cena di Natale”, ai protagonisti. Passeggiavo per i vicoli storici sperando di incontrare qualcuno di loro….

E poi, c’era stato un mio amico di cui mi fido ciecamente. E se c’era andato lui apposta, allora dovevo assolutamente vederla. Ho dunque fatto i miei cento chilometri del ritorno, per rimanere a dormire a Cala Porto. Mi sono permesso il mega appartamento proprio sull’insenatura più famosa della città. Se non ci fossero state quelle terronate di impagliati a forma di animali e altre cose vagamente natalizie, tra cui una lampada di Aladino, un cammello, un arco, dei pinguini et similia, sarebbe stato perfetto. Ma mi andava bene così, dopo cena, a base di orecchiette e salumi, ero talmente cotto, che la soddisfazione che provavo mi ha fatto scivolare in un sonno profondo, rigeneratore…

Poi è stata la volta di Alberobello. Credo di esserci stato ma proprio secoli addietro e non nel tempo della maturità. Forse ero bambino; non so perfettamente collocare l’occasione e penso che sia davvero un ricordo perso. Ho fatto giusto un giro per il Rione Monti anche se me ne sono pentito praticamente subito. Quel vociare di bambini isterici, viziati, mi urtava a tal punto da farmi crescere il crimine dentro di me, da dare qualche calcione nel di dietro a qualche smorfiosetta urlante…. Mi ha salvato solo il bel tempo, il cielo azzurro e le nuvole bianchissime, eteree, quasi trasparenti che incorniciavano il cielo e reclamavano la loro bellezza. Dei trulli ho visto solo la parte appuntita, quella protesa verso il cielo e poco altro.

Ma il vero desiderio era quello di vedere Castel del Monte, la costruzione geometrica con le torri ai vertici dell’ottagono. Era il più grande desiderio fin dalla quinta elementare, grazie al maestro pugliese, che ce ne parlava con enfasi. Il castello e le poesie di Garcia Lorca, anche se non c’entrano tra di loro, si sono sedimentate nel mio cuore come il calcare che incrosta la tazza del cesso. L’immagine del forte era lì, praticamente da una vita e il desiderio di ammirare una delle costruzioni più lungimiranti del Federico, sì, proprio lui, un figo della madonna, il puer Apuliae, imperatore di Germania e della Sicilia. Come non innamorarsi di uno svevo così, purtroppo schiacciato dai poteri del papato che non potevano lasciarsi strozzare trovandosi proprio in mezzo?

Il castello…., sarei rimasto lì, su quella altura perfettamente conica come la collina di Waterloo e l’indefinito spazio di ulivi e piantagioni ancora integro che si slargava fino ad Andria. Mi sono letteralmente sdraiato a pancia in su nel centro del cortile interno per fotografare il cielo ottagonale. Chi se ne fregava se qualcuno avrebbe potuto pensare a un’incipiente pazzia del sottocritto! Ho percorso il periplo delle mura, inghiottendo l’azzurro e il verde, assaporando l’aria resinosa. Dominavo il mondo, va beh, la piccola parte dell’Alta Murgia, convinto finalmente di aver trovato la pace dentro di me e capendo finalmente i segreti inconfessabili del mio maestro delle elementari.

Sapevo che l’oscurità stava avanzando, non sarebbe tardata ad arrivare; il sole tuttavia era ancora alto così mi sono ritagliato un po’ di tempo in un ristorante-trattoria, sciccoso, proprio ai piedi del castello. Non avevo fame, ma dovevo fermarmi, festeggiare nella luce vespertina il mio compleanno. E non potevo scegliere migliore location. I raggi radenti del sole scaldavano debolmente, il cielo azzurro era alle mie spalle. E due dolci per cui sarei rimasto lì per un tempo indefinito. Mi sono fatto gli auguri da solo, ho fotografato i piattini e ho sospirato. Da solo? Va bene. La gioia deve venire da dentro. Gli altri sono solo fantasmi e dal 2013 ho giurato che mai avrei aspettato che qualcuno mi facesse gli auguri. Ho tenuto spento il cellulare per tutto il giorno. Quello del 15 dicembre era solo per me e da me doveva venire la gioia di godersi un momento assolutamente unico e irripetibile. Era la gioia entalpica, il clou con la brezza che mi accarezzava, con il tepore lieve ma sufficiente per sentirsi bene con se stessi, e la crema chantilly non particolarmente dolce ma che si scioglieva in bocca. E pensavo al Federico padrone di quelle terre…

Proprio quando ormai avevo consumato buona parte del tempo a disposizione, mi sono lanciato in un lungo inseguimento verso il tramonto. Correndo a perdifiato lungo l’unica strada che si srotolava per i pendii dolci. Sono arrivato a Minervino Murge, affacciato sulla Basilicata e da lì, sembrava davvero che il sole mi avesse aspettato, incendiando il cielo, colorandolo di una miriade di tonalità che mi commuovevano. Mi sono seduto accanto a un vecchiettino su una panchina affacciata su una balconata e assieme, nel silenzio atavico che saliva prepotente dalla vallata dell’Ofanto, ho guardato fino a quando l’oscurità non ci ha avvolto completamente. Ho guardato il mio compagno di tramonto e l’ho salutato.

E così con calma, moooolta calma, sono tornato, facendo una fugace sosta a Bitonto prima di arrivare al Karol Woytila, degli aeroporti di Puglia.

So you raise another glass

Looking for a different space

I was leaning on the grass

Dreaming of a sunnier day

Oh, it never came, how could it have baby

Where the present meets the past

It’s hard to be more than we’ve seen

Your daddy was a drinker

Just kept drinking ‘til the shit he was thinking sounded true

Your mama was a thinker

She just wasn’t thinking on the day that she looked at him and said “I do”

‘Cause I will always, I will always, I will always, I will always try to get my life together

I guess we always, guess we always knew

That it would be stormy weather

This is how we want you to get high

The way that we showed you, the way that we told you was decent

This is how we want you to get high

This is how we want you to get by

My daddy was a toker

Just kept smoking ‘til the jokes he could tell got very blue

My mama was a joker

If she was a hippy then I guess she was tripping on a high love you

‘Cause I will always, I will always, I will always, I will always try to get my life together

I guess we always, guess we always knew

That it would be stormy weather

This is how we want you to get high

The way that we showed you, the way that we told you was decent

This is how we want you to get high

This is how we want you to get by

On your sorry lives

(Take another, take another)

I never picked a fight in my life

Or raised a hand to my wife

Or saw my children as things to bully

I never dropped a pill in a drink

I know how low you can sink my heart, my heart is better than that

I never picked a fight in my life

Or raised a hand to my wife

Or saw my children as things to bully

I never dropped a pill in a drink

I know how low you can sink my heart, my heart is better than that

Looking for a different space

Dreaming of a sunnier day

Oh, it never came, how could it have baby

Where the present meets the past

It’s hard to be more than we’ve seen

It’s hard to be more than we’ve seen

George Michael – This Is How

Quindi sollevi un altro bicchiere
Alla ricerca di un posto diverso
Mi appoggiai sull’erba
Sognando una giornata migliore
Oh, non è mai arrivata, e come avrebbe potuto, baby
Dove il presente e il passato si incontrano
È difficile essere più di quanto abbiamo visto

Tuo padre era un ubriacone
Continuava a bere finché le stupidaggini che pensava sembravano reali
Tua mamma era una pensatrice
Il giorno in cui lo guardò e disse “Sì” lei non pensava

Perché io cercherò sempre, cercherò sempre, cercherò sempre, cercherò sempre di mettere in ordine la mia vita
Forse abbiamo sempre, forse abbiamo sempre saputo
Che sarebbe stata una tempesta

È questo lo sballo che vogliamo per te
La strada ti abbiamo mostrato, la via che ti abbiamo detto era decente
È così che vogliamo che che ti sballi
È così che vogliamo che tu vada avanti

Mio padre era uno che si stonava
Continuava a fumare finché le barzellette che raccontava diventavano molto tristi
Mia mamma era una burlona
Se fosse stata una hippy, allora immagino che avrebbe preso qualche cotta per te

Perché io cercherò sempre, cercherò sempre, cercherò sempre, cercherò sempre di mettere in ordine la mia vita
Forse abbiamo sempre, forse abbiamo sempre saputo
Che sarebbe stata una tempesta

È questo lo sballo che vogliamo per te
La strada ti abbiamo mostrato, la via che ti abbiamo detto era decente
È così che vogliamo che che ti sballi
È così che vogliamo che tu vada avanti

Nelle vostre vite pietose
(Prendine un altro, prendine un altro)

Non ho fatto a botte in vita mia
O alzato un dito a mia moglie
O visto i miei figli come bulli
Non ho mai fatto cadere una pillola in un drink
So quanto in basso puoi far sprofondare il mio cuore, il mio cuore non bada a queste cose
Non ho fatto a botte in vita mia
O alzato un dito a mia moglie
O visto i miei figli come bulli
Non ho mai fatto cadere una pillola in un drink
So quanto in basso puoi far sprofondare il mio cuore, il mio cuore non bada a queste cose

Alla ricerca di un posto diverso
Sognando una giornata migliore
Oh, non è mai arrivata, e come avrebbe potuto, baby
Dove il presente incontra il passato
È difficile essere più di quanto abbiamo visto
È difficile essere più di quanto abbiamo visto

George Michael – This Is How
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