Sul Barro nella notte degli elfi

Quante volte mi aveva scritto “ti voglio bene”, il frocione.

E ora me lo vedevo sul Barro, bermudino a righe, che evita di guardarmi, intento soltanto a discettare di fronte all’amichetta, con la voce in falsetto da testosterone ormai ragrumato nei chili d’alcool, sul segno circolare dell’abbronzatura sotto i calzini bianchi.

Che pochezza di spirito!

Mi convincevo e mi rendevo conto di quanto fosse razzista e schifosamente oltraggiosa la gente; e lui sarebbe stato il Presidente della Associazione?

Che razza di uomo, testa bacata più che altro, ma più semplicemente una merda…


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