Ecco, adesso mi aspetto lo tsunami di accuse per screditarmi. Mi sono giunte plurime voci che, colpevole di aver fatto rimostranze sull’operato di certi volontari, scriveranno per confermare che il Genovese è brutto e cattivo, che ce l’ha su con loro, che la misura è colma, che non esce nemmeno con la tuta, che è tutto disordinato, che non parla, che, insomma, … e bla bla bla…

Voglio semplicemente scrivere, prima che vengano formalizzate queste dicerie, che il Genovese in venticinque anni di lavoro nell’emergenza, dopo aver conseguito una laurea in medicina e chirurgia, una specializzazione in chirurgia d’urgenza e di pronto soccorso, una fellowship a Pittsburgh, una clerckship all’American Ain Sham University del Cairo, diversi Master a Pisa, a Torino e a Chieti (devo pur tirarmela ora), non ha mai scritto contro i volontari. E se lo ha fatto ora, era perché pensava che gli avvenimenti fossero meritori.

E ora parlo in prima persona. Sugli interventi mi sono sempre dimostrato un punto fermo per molti. Non mi sono mai tirato indietro, ho saputo quando fermarmi e ho sempre delineato i confini entro cui operare. Non me la sono mai tirata mezza volta, mi sono sempre messo a livello dei volontari e dei colleghi infermieri e medici. Anzi spesso ho chiesto anche a loro un parere. Anche ai volontari. Su un servizio ho guardato in faccia quelli che erano titubanti, che avevano mostrato delle incertezze e spesso li ho accompagnati prendendoli per mano. Ho spronato e incitato a fare le cose in modo corretto e ragionevole. Ho cercato, per quanto possibile di sdramattizzare, di rendere lieve certi lavori onerosi. Ma che soddisfazione salvare una vita di una persona! Molti vogliono lavorare con me, perché sul precipizio di un’emergenza non permetto a nessuno di fare cose avventate o precipitose. Ho cercato di raffeddare gli ardori eroici e le contestazioni non congrue in certe situazioni.

Certo: ho il mio carattere e ne sono perfettamente consapevole ma ho cercato di dare le migliori risposte in assoluto per le persone che avevano bisogno di me. Io non ho paura che qualcuno scriva (mi riferisco in particolare a quelli sempre omnipresenti che finiscono, sempre loro, sui giornali anche quando non serve, ad esempio quando un ciclista ruzzola sotto il ponte), anzi auspico che ci si confronti e che ognuno metta nel piatto le proprie esperienze, colpe e insuccessi al fine di (stavo per scrivere acché, ma credo che nemmeno nei più antichi regesti borbonici possa essere presente questa parola) migliorare tutti quanti. Non sono solo quello stronzo che mette giù il tubo e sa fare. Non devo dimostrarlo a nessuno se non a me stesso e alla persona che devo salvare. So anche ascoltare chiunque sia vicino a me, ringraziarlo e aiutarlo. Ho portato anche io le cardiopatiche, la bombola dell’ossigeno, ho aiutato a tirare su le barelle. E se ritengo una persona incapace di fare un lavoro, alla centesima volta, dopo un eloquente silenzio, glielo faccio capire. Magari in tono rude.

Io lo dico qui perché prevenire è meglio che curare. E’ pure scritto nel manuale dell’ATLS nelle ultime pagine, quelle più noiose. Lo dico perché chi lavora con me, possa fidarsi ciecamente e senza paura. In caso contrario, non si avvicini nemmeno a me, perché non ho mai mangiato nessuno. Ma che nessuno osi screditarmi con della fuffa e mi giudichi nel mio operato di medico se non qualificato. E quando riceverò queste accuse sarò ben lieto di pubblicarle perché tutti possano leggerle. Sapevatelo. That’s my outing.

Mr. Mister – Broken Wings

Baby, I don’t understand
why we can’t just hold on to each other’s hands?
This time might be the last, I fear.
Unless I make it all too clear.

I need you so, ohh…
Take these broken wings
and learn to fly again
learn to live so free.
And when we hear the voices sing

the book of love will open up and let us in.
Take these broken wings…
Baby, I thing tonight
we can take what was wrong

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