Diari di Viaggio – Crociera Cuori con le Ali (1)

Crociera Barcellona Marsiglia

Della crociera ho saputo a novembre. C’era Jake ancora vivo, pensa un po’ te. La compagnia teatrale Cuori con le Ali aveva organizzato questo evento di tre giorni.

No, non l’ho mai presa in considerazione. Figurati, io che ho l’attitudine comportamentale di un orso, questa pacchianeria assolutamente no.

Mater avrebbe potuto farla e sicuramente le sarebbe piaciuta. Se però fosse andata da sola, anziché a Barcellona, l’avrei trovata a Jerez della Frontiera se non a Cadice a vagabondare nelle stradine strette.

Insomma, ci ho pensato tanto. Alla fine ho ceduto, non tanto per la crociera in sé, che proprio non mi attirava per niente, per di più nel Mediterraneo, a portata di mano, a Barcellona, che ultimamente l’ho sempre schifata.

Una delle tappe che mi ha convinto è stata Marsiglia, una città che non ho mai visto, come del resto la maggior parte delle città francesi. Ho detto, ma sì. Mi tolgo questa curiosità.

E poi mi sono detto che in fondo erano tre giorni per cui potevo affrontare i miei disagi mentali senza particolari scleri. Il mio capo mi ha fatto bruciare due giorni di ferie e ho prenotato.

Così sono partito per la crociera, che per il mio fervido mondo di mente psicotica, corrispondeva alla Love Boat.

Partenza dalla Rotonda, che non era sul mare, ma all’uscita dell’A9 a Saronno. Avevo così talmente sonno che appena salito sul pullman sono sprofondato in un sonno ancestrale per svegliarmi sugli appennini Liguri.

Il resto è stata una colonna unica d’auto da Albissola fino al porto di Savona. Uno strazio unico.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Ci siamo ammassati tutti noi, circa 6000 persone, che dovevamo imbarcarci o sulla Costa Favolosa o sulla Fascinosa. Il Savona Cruise Terminal era invivibile, ci sono servite soltanto quattro ore e mezza per salire. Ma puoi? Al nostro gruppo era assegnata una lettera, e indovinate un po’ quale era la nostra?

La U, ci pensate?

La cosa peggiore è stata l’esercitazione. Costa ha l’obbligo di organizzare l’emergency drill dal vivo, dopo quello che è successo.

Sali al sesto piano dove c’era la cabina, scendi al quarto. Risali al sesto perché mi ero dimenticato il giubbotto salvagente, ridiscendo, non trovo il punto di ritrovo. Urto diecimila persone. Non capisco niente. Mi cazziano perché ho messo il giubbotto al contrario senza averlo allacciato alla panza. Non sapevo dove si trovasse il fischietto e men che meno sapevo la differenza tra la prua e la poppa. Ever worst drill. Mi sono sentito ferito nell’anima, il mio orgoglio spezzato. Non riuscivo nemmeno a incolonnarmi in fila per quattro. Un vero disastro. Volevo dirgli che avevo ben due master sulle emergenze. Ma Costa mi ha fatto sentire così inadeguato.

Ho versato le mie lacrime in un drink dal colore rosaceo e me lo sono scolato tutto. L’andirivieni di persone era insopportabile. Alle sedici e trenta, mi sono trascinato sul ponte più in alto. Sbronzo marcio, col fiatone e con l’animo ferito. Ho guardato il sole, la città di Savona che si allontanava lentamente dalla mia visuale. Ho cercato il mio momento zen. Mater aveva freddo, non sopportava il mare. La tentazione per un infinitesimo di secondo mi è venuta…

La serata è stata nel sociale, tra gli spettacoli nel teatro e nella discoteca. La cena alle 21,30, dilungatasi fino a mezzanotte per tre portate molto fusion poco di sostanza. Se ci fosse stato un mc donald’s mi ci sarei fiondato dentro. Volevo scendere. Ma poi ho guardato il mare nella notte e alla fine mi sono tranquillizzato mentre Mater russava come un elefante…