Diari di Viaggio – Crociera Cuori con le Ali (3)

Il 25, sabato, ci alziamo presto, la barca è già al largo delle coste di Marsiglia.

Dobbiamo in breve tempo scendere e fare la colazione.

Al nono piano, sembra essere tranquillo, qualche tavolino è libero. La maggior parte dei croceristi dorme. Tuttavia il fastidioso vociare di bambini petulanti è particolarmente irritante.

Le umane femmine si riempiono scodelloni di cereali e quintali di yogurt da accompagnare a quelle cinque/sei ciambelle e/o brioche.

Finisco la colazione veloce e salgo sul ponte scoperto per osservare le manovre di attracco. La nave si infila tra due navi come quando io parcheggio, però facendo 20 manovre e smadonnando tutte le litanie. La Costa si appoggia al banchina con nochalance nello spazio millimetrico tra due bestioni del mare. Basito.

Scendo di corsa a velocità folle fino allo sbarco. Le signorine della Costa mi catturano e mi fregano. Ma perché non prendi la navetta? È così comoda! Parte ogni 40 minuti! E mi sento alleggerire il portafogli di ben 38 euro! Anche qui le imprecazioni.

Il percorso per la città corre all’interno del perimetro portuale fino alla cattedrale, dove si scende. Ci troviamo tutti lì, davanti alla scritta Marseille, molestata e infastidita da una quantità imprecisata di scolaresche, blogger e altri personaggi non meglio identificati. Il posto, in effetti, è molto instragrammabile. Ci provo ma ci rinuncio, troppa la ressa.

Mi incammino verso il centro città ma mi ritrovo nella parte esterna del Porto Vecchio che non porta da nessuna parte! Ritorno indietro, già infastidito e accalorato. Mater mugugna, è già stanca. Percepisco le sue intenzioni, vorrebbe spiaggiarsi sulle sdraio della nave. Si trascina facendomi sentire in colpa. Si risveglia di colpo, quando la sua attenzione viene catturata dai primi negozietti. L’odore della lavanda e i souvenir la ricaricano e parte in tromba per i viali della città bella fresca rinvigorita.

In realtà rimaniamo nei pressi del Porto Vecchio, non ho alcunissima intenzione di salire su per le colline e i quartieri alti. Mater si fionda all’interno di una chiesa intitolata alla Immacolata Concezione, una chiesetta molto stylish con l’abside illuminata di rosa. La faccio posare davanti alla statua della Madonna. Lei non si tira indietro, anzi! Arraffa tutte le immaginette da distribuire alle sue amiche per farle schiattare di invidia.

Percorriamo tutto il lungomare, Mater riesce a fare compere. È soddisfatta, mi guarda e mi dice che ha fame. Ormai è l’una, la città si prepara al Carnevale. Le strade iniziano ad essere transennate. Portiamoci verso la nave, prima di rimanere a Marsiglia. Passiamo davanti al Municipio, dove ci sono le statue del toro e del leone, simboli presenti sullo stemma.

Una sposa leggiadra farfalleggia con il vestito bianco assieme alle damigelle di corte. Il marito, a dire il vero bruttino e un po’ maranza nel suo vestito verdeacquamarina, aspetta la leggiadra consorte su in cima alle scale. Una scenetta stucchevole. Li lascio li a festeggiare a colpi di clacson delle auto. Proprio come in Italia.

Raggiungiamo la cattedrale, la scritta Marseille questa volta è leggermente più abbordabile, riesco a fotografare Mater senza nessuno attorno. Mi fiondo sulla navetta e ci portiamo alla nave. Mater si lancia all’assalto del nono piano, dove, ormai alle 14,30, pranziamo.

Il resto della giornata prosegue nella socialità. La nave si stacca dal porto e noi ci vediamo gli spettacoli in programma nella discoteca e in teatro. Il tema è un omaggio all’Italia e a tutti gli stereotipi italiani che non mancano mai. Mater è ben felice. Si alza, si fa coinvolgere dalla musica, si fa trascinare sul palco, quando quelli di Cuori con le Ali intonano la canzone Maria del musical West Side Story e ci rimane ferma e imbambolata, coi lacrimoni. A momenti viene travolta dal movimento dei ballerini. Ma puoi?

E alle 21 ci portiamo al quinto piano per la cena, che è stata servita più velocemente ma essendo l’ultima sera, ci siamo attardati a farci i selfie, a salutarci e a ciacolare. Mater diceva a tutti di andarla a trovare a Camerlata, sai, dove c’è la fontana dei cinque cerchi. Sì, vicino al santuario. A spiegarle che la gente non è propriamente tenuta a sapere dove si trovi la Camerlata e il santuario.

A mezzanotte, il ritrovo nella hall. Tutte canzoni italiane, a partire da Gloria di Tozzi. La direttrice della Crociera, più riccioluta del solito, con uno stampino, imprimeva sugli zigomi dei croceristi, la bandiera italiana. Quando faccio presente a Mater che è mezzanotte, mi guarda e mi dice: che problema c’è? Appunto! Anche Cenerentola spariva a quell’ora. No, imperterrita ad ascoltare tutto il repertorio sanremese degli ultimi ottant’anni….