Seoul
Lo so, con questo viaggio ho mandato in vacca ogni certezza di quelle che per me dovrebbero essere le vacanze: al caldo, su un’isola, con qualche montagnucola, e tanto verde.
Seoul è una città immensa, al freddo, e ha pochissimo verde. Ma ogni tanto bisogna lasciare le proprie certezze per scoprire qualcosa di nuovo.
Mentre vi scrivo, sono ad Istanbul, il volo è in ritardo di un’ora e mezza. Porcogiuda, al RITORNO devono tardare gli aerei, non all’andata. Non vorrei che lo sciroppato avesse smosso le acque davanti a Taiwan. Boh, speriamo in bene.
Comunque oggi sono riuscito a fare un giretto di pochi minuti a Istanbul. Ora che hanno costruito l’IGA, il Grand Airport, per arrivare in centro è un un grosso problema. A parte che l’aeroporto è immenso, uno dei più grandi aeroporti del mondo, e, penso, più grande di Istanbul stessa, è ancora un aeroporto appena costruito, con pochi servizi, tirato su senza pensare alla bellezza, ma solo alla funzionalità. Diciamo che è una gettata di cemento, niente a che vedere con gli aeroporti futuristici di mezzo mondo.
L’Iga è solo enorme, scomodo e ti invoglia poco starci.
Infatti rimpiango l’Ataturk. L’ultima volta, nel 2016, poco prima che chiudesse definitivamente, c’era un casino incredibile. Il giorno prima aveva nevicato così tanto che mezzo aeroporto era sommerso dalla neve. Il giorno dopo era un po ‘ meglio ma sempre disordine. Sembrava che gli aerei li avessero lasciati lì in giro a mezzo alle piazzole perché non potevano attraccare ai fingers. Casini a parte, l’aeroporto era bellissimo, proteso verso il mare… e poi l’Ataturk…
Ora l’Iga è solo gigantesco e poco più. Niente di che. La metro è solo una linea tracciata a nord di Istanbul e nonostante le potenzialità c’è un treno ogni mezz’ora. È talmente così scavata in profondità che per un momento temi di essere sprofondato negli inferi. E va bè.
Esco dall’aeroporto perché aspettare 5 ore all’Iga non mi pare proprio il caso. Il tempo è variabile, più che altro nuvoloso. Un vento gelido ti ghiaccia la faccia all’istante. Per arrivare alla stazione, devi armarti di tanta pazienza e farti 3 chilometri. Ovviamente a piedi e tutto intabarrato. Benché l’abbiano inaugurata nel 2023 è già sporca. Incredibile! E non ti porta in centro, ma tipo zona Quartiere Gallaratese o meglio City Life… impieghi un’ora, e alla fine sbuchi nel centro direzionale di Istanbul. Non mi ricordavo tutti questi grattacieli. Ma ci sono.
Sai che sei vicino al Bosforo ma non te lo puoi permettere perché hai consumato tutto il tempo a disposizione. Accarezzo un gatto cazzuto, non vuole farsi fare il selfie con me, giro attorno a una moschea e ritorno con la stessa linea, con gli stessi problemi. Arrivo in aeroporto e, disgrazia, il volo lo hanno spostato di due ore. Ma dico?, dirmelo prima? No?
E nulla, faccio tutti i controlli, mangio qualcosa nella food hall, talmente così spartana che sembra di essere in una mensa aziendale. Varco finalmente il posto di frontiera. Il volo non si sa quando parte. Non c’è un sedile uno che uno nell’immensa hall dell’aeroporto. Ma puoi? Intanto su Istanbul c’è una tempesta che credo che nessuno si ricordi di aver visto. Il volo è pieno completamente. E alle 19,45, ben oltre due ore, il vecchio Boeing 777 si alza sfidando il nubifragio e parte verso Est. Finalmente, posso dire di essere più tranquillo. E mi lascio andare in una ronfata sonora…
