Diari di Viaggio Zanzibar 04

Zanzibar

Il sole ha fatto fatica a spuntare ieri per colpa di quelle nuvolette sulla linea dell’orizzonte che ne oscuravano la sua presenza. Comunque tutto notevole, con l’aria fresca del mattino, il vento, il profumo dei fiori.

Alla fine ieri non abbiamo fatto molto. Siamo stati soltanto sulla spiaggia a rosolarci per bene. A dire il vero però alla mattina abbiamo avuto l’intraprendenza di prenotare un taxi che ci ha portato a Paje, un villaggino/paesotto a dieci chilometri da qui. C’era Mater che non si era portata la spazzola per i capelli e in giro non ne aveva trovate. Anche perché servizi essenziali per i turisti non ce ne sono: a parte i Beach Boys che meglio lasciarli perdere che dare loro la soddisfazione di farti fregare. Anche perché per un braccialetto, di quelli che si facevano alle medie con le perline, ti chiedevano almeno 10 dollari. Ma siete fuori!

Il taxi, più che altro un van scassatissimo, ci ha prelevato davanti alla hall. Poche confidenze, pochi saluti, anzi sembrava un fastidio. Tole tole, piano piano. Sì ho capito ma un po’ più di empatia, più di vigore, un po’ più di,,,, non so bene. Sono appiattiti solo su un filo mononeuronale. Fanno fatica anche a parlare inglese.

Comunque partiamo, la strada dei resort è liscissima come in Italia non ne vedi, purtroppo ci sono una caterva di dossi che ti costringono a fermarti se non vuoi lasciarci giù tutta la scocca. La solita quantità di persone in mezzo alla strada, le attività di tutti i giorni mostrate alla gente. In realtà Paje è un po’ meglio, ci sono dei bancomat e dei negozi in muratura, dei distributori di benzina e supermercati. Davanti a uno di questi ci scodella e mater si prende la spazzola. Ma non sa quale decidere. Le prova tutte. Ma puoi? Sarebbe il colmo che uscissimo senza comprarle.

Felice del suo acquisto, vuole comprare un vestitino per la sera, visto che il dress code è il bianco. L’autista parsimonioso di parole ci porta in una piazzetta su cui sono affacciati dei negozi per turisti con tutta la paccottiglia che si può trovare in un qualsiasi negozio. Mater pensava di trovarsi davanti a degli atelier di moda, alla City Garments, e quelle lenzuola, che ti avvolgono come un sacco di patate, non le gradisce proprio. Indossa uno, due, dieci vestiti, fa il giro della piazzetta almeno cinque sei volte. Non è soddisfatta. Sento alzarsi in coro le parolacce in swahili. Metto pressa a Mater, dicendole che se vuole prendere qualcosa che lo faccia subito entro cinque minuti altrimenti non so bene che fine potremmo fare.

Dopo un’ora, Mater non sapendo bene cosa fare, indecisa dopo il decimo giro attorno alla piazzetta, lasciando interdetti tutti quanti, risaliamo sul Van. Già non gli stavamo molto simpatici, poi dopo questo giro, ci siamo giocati tutti gli istinti amorevoli verso gli italiani, che notoriamente sono taccagni, ma come Mater non lo avrebbero immaginato.

Ritorniamo nel resort, il Dongwe e ci spiaggiamo sul lettino. Il pontile è parzialmente interdetto perché stanno sostituendo dei pali. Gli operai in sprezzo al pericolo e a ogni norma di sicurezza e di auto-protezione erano lì a segare, a forare le travi, a verniciare, ovviamente sospesi nell’acqua con i fili elettrici che ballonzolavano a contatto con il mare. Già me li vedevo elettro-cuti, portati in Emergenza al Zanzibar Trauma Center, caso mai ne esistesse uno, e, soprattutto, fosse riuscita ad arrivare in tempo un’ambulanza.

Ma per loro è tutto un’akuna matata, un jambo, un tole tole. Si vede che non hanno mai lavorato nella Brianza, tutti termini che non si addicono all’operaia regione lombarda. Lo so che sono parole sentite almeno una volta nella vita, ma mi sembra tutto così surreale che uno ti sproni alla calma, alla mancanza di stress. Insomma la mia isteria me la tengo ben stretta e non la regalo a nessuno.

Mi sono messo in ammollo e non sono più uscito se non dopo un’ora ormai quasi al tramonto, quando ormai il sole era innocuo.

Alla sera, Mater ha tenuto il muso per l’intero beach party, dove il dress code era bianco. Cara, che ci puoi fare? La possibilità di portarti in un negozio te l’ho data, non hai colto al balzo la possibilità…