Nosy Be -12 giorno

Nosy Be

Il ritorno è stato il giorno della mancia, del regalino, dell’obolo, che, per inciso, non ho elargito a nessuno.

Già da ieri, ho messo il mio bancomat (così come siamo considerati noi) in posizione off-line. Ho evitato di andare da Farida (devo dire con dispiacere!), di salutare Dimitri, di ritornare al villaggetto di pescatori.

Ci sarei andato ben volentieri per incontrare la mia maki Megghy, alla quale avrei dato altre banane prese dal ristorante. Mi sono chiuso in me stesso e ho evitato di espormi e di sentirmi dirmi -mancia o quant’altro.

Nosy Be, l’île aux parfums, della vaniglia, dell’ylang-ylang, della natura primordiale, del mare e della barriera cristallina, delle mangrovie, del colonialismo, e anche l’isola delle mance.

Non c’è stato giorno in cui qualcuno, avvicinandosi non mi chiedesse soldi. Ieri alla gitarella, che non è costata niente dal punto di vista organizzativo, ho speso duecento euro. Certo ho avuto l’autista personale e la guida, Frindon, che mi è rimasto attaccato come patella di mare. Per inciso, a lui, ho dato circa 10 euro di ariary malgasci e altri 20 euro. Alla fine ha avuto la sfrontatezza di chiedermi soldi anche per l’autista. Oh, cretino, dividi la tua mancia e gliene offri un po’. La gitarella mica è stata gratis, e per di più, in diverse occasioni mi sono sentito alle promozioni di Vanna Marchi.

Oggi in albergo, gravitavano tutti attorno a me. L’Olivia, la keep house, farfalleggiava attorno alla camera, toglieva anche la polvere dalle foglie a momenti. Ci guardava come a dire… I tre ragazzotti del facchinaggio, anche lì, sono rimasti in attesa che uscissi dalla camera. Cosa aspettavano? L’uscita del papa per la benedizione?

L’altro ieri, il photographer, mi ha chiesto ben 25 euro per un video, carino, ma di certo in bassa qualità, che lo ha impegnato per due minuti. Alla fine gli ho dato 20 euro. Faceva l’offeso.

Il Dimitri che tra ieri e oggi ha continuato a mandarmi messaggi via What’s App. Ripeto: per lui e per Farida mi è dispiaciuto, ma davvero, cosa pretendono?

Ricordo ancora il disagio provato in aeroporto quando il poliziotto della Police Nationale mi ha chiesto senza remore la mancia, abbassandosi al buco della vetro. La cosa mi ha infastidito parecchio, non tanto per la richiesta. Ma se sei in un aeroporto e tu sei corruttibile, cosa ne sarà della sicurezza? Un “bias” gigantesco, che davvero non ho trovato da nessuna parte al monto. Oggi, sempre in aeroporto, ho contato le volte che mi hanno chiesto la mancia, ben 7 volte, quello che ti portava le valigie, prontamente tenute vicino a me, quello del carrello, quello che ti avrebbe eluso la fila, quello che ti avrebbe esonerato dall’obbligo della compilazione del modulo (a cosa serve un modulo uguale in entrata e in uscita?), quello che ti apriva la cordonatura per passare prima, quello che ti pesava le valige al check in, quello che ti controllava la carta di imbarco all’ingresso della zona protetta e infine il poliziotto di frontiera. L’unica integra è stata la signorina del check in.

Cosa avrei dovuto spendere? 200 euro di mance? Ma siamo impazziti? Ora, capisco che siano poveri e disperati, ma sei su un isola di 60 mila abitanti, un paradiso terrestre, e lo dico con assoluta certezza, non ancora invaso dalle strutture turistiche, e non siete capaci di gestire l’immenso potenziale che ne deriva? Dovreste non solo essere ricchi, ma miliardari. Eppure, vivete nella merda, nelle capanne, nulla da eccepire, ma il futuro dovete costruirvelo da soli, iniziando dalla cultura, che non è quella dell’accattonaggio. Insomma con la mia presenza e di Mater vi ho portato tanti di quei soldi, che io devo lavorare almeno 3 mesi abbondantemente. E voi, con questo equivalente, siete lì a dormire con i zebù, sulle stuoie, e non distribuite la ricchezza? Pensare che al di qua del resort, ci sono tutte le comodità di questo mondo, elettricità, acqua, latte sterilgarda, cibo tra i più raffinati, e fuori, poco fuori, non 100 metri, al di là della recinzione, non avete elettricità, acqua, educazione, niente di niente.

Però siete lì a fregare soldi, a sperare che il bancomat elargisca soldi, che poi non vengono fruttati. In qualsiasi altra parte del mondo, Nosy Be, sarebbe diventata una perla, una vera fonte di ricchezza per tutti, anche per il bambino più piccolo. Non so.

Certo ho trovato tanto calore, attenzione, cura. Eppure oggi, andando in aeroporto, non c’è stato nessun comitato di addio, spariti tutti, anche i bambini, per evitare che mi salutassero. Un voltafaccia, non dico che mi abbia fatto male, ma mi ha lasciato perplesso. Un silenzio tombale, perché ho deciso di non aprire lo sportellino dei soldi. La colpa è certamente mia, ma sono stato fin troppo generoso in questi giorni, e di certo miliardi di altri turisti prima e dopo di me. E voi? Cosa fate? Non dico di corrermi dietro con lo striscione, ma almeno un saluto. I rapporti personali, le amicizie, il solo contatto umano non si fondano sull’accattonaggio. A Bali sono poveri ma onestissimi, sinceri fin dentro l’anima. Voi no, voi solo ad elemosinare e a rimanere sul terreno. Pazienza

Ho visto Nosy Be, è un’isola splendida. Prima o poi, avverrà la trasformazione e diventerà turisticissima, e la foresta, gli zebù, la natura sacra verranno sacrificati al dio soldo, ma proprio perché siete stati incapaci di trovare una simbiosi tra la terra madre, che è stata generosissima, e voi e ha permesso che l’isola fosse ancora questo scrigno prezioso, questo diamante incastonato. Non verrò più a Nosy be, mi basta la mia visita, terrò solo il ricordo della sua natura, di certi momenti e il resto… lo lascio a voi.