Nosy Be- 5 giorno

Nosy Be

C’erano un po’ di nuvole stamattina ma non ha piovuto per fortuna. Ci siamo alzati verso le 7.30 e dopo colazione abbiamo cercato di prenotare le escursioni per i giorni che rimanevano. Dimitri, il ragazzo che mi aveva seguito ieri sulla spiaggia, ci aspettava davanti alla camera. Voleva una risposta. Non sapevo bene cosa dirgli alla fine, gli ho risposto che ci avrei pensato.

Invece al baracchino del diving, abbiamo prenotato l’escursione del pomeriggio per vedere le tartarughe marittime, e un’altra, sempre al pomeriggio, per sabato.

Infine ci siamo portati nella hall, dove abbiamo prenotato per venerdì l’escursione alla foresta.

Ho lasciato libero il giorno di domani, per l’escursione via mare, a Nosy Iranja. Non sapevo se farla con Gilberto o con Dimitri. A uno dei due avrei dovuto spezzare il cuore ma fa niente.

Dopo questa faticosa gestione amministrativa della vacanza, ma necessaria, siamo stati un po’ in giro a piedi. Siamo andati al villaggio dei pescatori. Alla ormai famosa “seconda sbarra”, c’era Farida che ci aspettava. Non so come mai, forse se lo immaginava che saremmo arrivati. Ha preso per mano Mater lungo il percorso accidentato e si sono incamminati per il paese. Questa volta i bambini non ci hanno assalito, sono stati buoni nelle loro casupole. C’era molto meno entusiasmo nell’incontrarci. Ormai l’effetto sorpresa svanito.

Farida ci ha accompagnato a vedere il lemure a casa di una donna nel villaggio di pescatori. Giusto a pochi passi dalla deviazione del resort, nel pieno centro cittadino fatto di capanne. Il lemure obbediente è sceso, si è fatto coccolare dalla padrona, drizzando il codone lungo quasi un metro. Ci ha raccontato che fino a pochi anni fa, ce ne erano due, di cui uno tenuto al guinzaglio perché cattivo e propenso a morsicare.

Megghy invece era docile, mansueta. Ci guardava incuriosita senza però allontanarsi dalla padrona che la coccolava. Aveva fame. Marida ha preso un biscotto secco. Non è stato gradito molto. Avrebbe voluto mangiare le banane ma per quelli del villaggio sono un lusso. Figurati per un lemure. Domani vedrò se al ristorante riuscirò a prenderne qualcuna per loro e per il lemure.

Dopo le coccole al lemure, siamo tornati in albergo. Bisogna fare passettini poco alla volta con la popolazione locale e vedrai che mostreranno il loro lato vero e autentico.

Alle 14,30, quelli del diving ci hanno fatto imbarcare sulla barcarola. Ovviamente dovevano aiutare Mater a salire. Sembrava di essere nel film Lezione di Piano, con quanta cura e meticolosità è stato portato il piano in Nuova Zelanda. Siamo partiti verso sud. Mater era tutta agitata ma si è acquietata un po’ lungo il percorso tra le onde. Arriviamo all’isola di Anthsoa. Il mare è calmo, basso, trasparente. Ci immergiamo e sotto di noi tantissime tartarughe di mare, o meglio tante “vacche che pascolavano sul fondale”. L’immagine un po’ brutale è di Giacomo, la guida del diving. Sono rimasto in ammollo per un paio d’ore seguendo le indicazioni della guida. Gli esemplari maschi avevano il codone, più sviluppato indicava un’età avanzata, mentre le femmine erano più piccole, con il carapace più lucido. Decisamente più carine.

Ormai il sole era dietro l’isola è il mare antistante era all’ombra. Iniziava a fare freddo. Ritornati in barca, dopo una mezz’ora siamo arrivati in albergo dove mi sono spiaggiato e ho iniziato a ronfare. Stavo mancando il tramonto.