Nosy Be
Non riesco a stare dietro coi giorni. Primo perché il tempo passa così velocemente, secondo perché internet in 3G è un supplizio. Comunque ho da scrivere poco della giornata di oggi, cioè ieri, sì insomma, di sabato 30 luglio, sostanzialmente dedita al relax.
Ci siamo permessi solo una brevissima escursione a Nosy Fahny, l’isola dei pipistrelli. Racconta la leggenda che l’ultimo re del Madagascar sia sepolto qui e che i volatili facciano da guardiani.
Ci alziamo abbastanza tardi, ce la prendiamo con comodo perché tanto non c’è molto da fare. Alle 10,30 dopo colazione al ristorante e post-colazione al bar, siamo saliti sulla barchetta e ci siamo portati all’isola. Dieci minuti di navigazione. Era più difficile prendere il largo per la bassa marea. Bisognava evitare gli scogli e i fondali sabbiosi.
A una decina di metri dalla riva, ci tuffiamo tutti quanti, tranne Mater che rimane sulla barcarola per lo snorkeling. Il fondale era pieno di coralli, alcuni pescetti. E intere montagnucole di non so bene di cosa. Mater scrutava il mare per cercarmi ma non mi trovava. La vedevi che era agitata. Ogni tanto le allungavo la mano per salutarla ma nulla. Era accecata.
Dopo un’abbondante mezz’oretta, ritorno in barca. Quelli del barca mi issano su a peso morto, sfruttando la spinta di Archimede, che con me doveva aver cileccato qualche legge. Mi sento un po’ in colpa ma se non hanno la scaletta per salire che cosa ci posso fare? Stramazzo sul pianale della barchetta come un tonno appena pescato. Per fortuna che non devo fare esercizi gimnici per togliermi le pinne e la maschera.
Intanto andiamo a ripescare tutti gli altri dispersi nell’Oceano Indiano. Approdiamo nell’isola come novelli Robinson Crusoe. È difficile camminare sulla spiaggia, piena di coralli che ti tagliavano la pianta del piede. Un ragazzo mi ha aiutato ad arrivare sullo spiazzo dell’unica spiaggia. Non avevo coraggio di camminare ancora. L’isolotto lo si poteva apprezzare con un solo colpo d’occhio. Osservo la problematica geografia di Nosy Be, non riesco a riconoscere molto. Mi indicano la punta nord dell’isola. Dall’alto vedo Mater spiaggiata a pancia in giù sulla rena. Ma che posizione è? Temo che le sia successo qualcosa, ma si muove.
Faccio qualche foto e verso le una rientriamo giusto in tempo per arrivare all’ora di pranzo.
Il pomeriggio, il primo, è di un’epica ronfata fino al tramonto. Mi porto in spiaggia. Mater non vuole alzarsi. Io mi porto fino all’estremità nord della baia del resort. I bambini in lontananza mi vedono, mi vengono incontro, mi fanno festa. Caaaaaaarlo, bonbons! Dico loro di andare alla chambre 7 ma non possono perché i guardiani della SicurItalia non vogliono e non li lasciano passare. Peccato. Allora vado velocissimo da Mater che era ancora a letto. La scaravento giù e le dico di portare le caramelle ai bimbetti del villaggio dei pescatori. Li raggiungiamo ormai al tramonto e Mater distribuisce caramelle a tutti. Approfitto per fare un video che avete visto tutti.
