Nosy Be- 9 giorno

Nosy Be

Questa di domenica 31 agosto, non era prevista. L’escursione è stata scelta all’ultimo minuto il giorno prima, guardando il leaflet di Gilberto. La giornata delle tre isole mancanti era completamente via mare. La cosa mi preoccupava un pochino, dal momento che l’ultima escursione a Nosy Iranja mi aveva dato completamente fastidio. Non era mal di mare, ma il fatto di percorrere distanze considerevoli sulla barcarola con il mare particolarmente mosso.

Scrivo a Gilberto, chiedendo informazioni e lamentando le mie preoccupazioni. Figurati, per lui doveva essere una passeggiata, un momento di divertimento, come se dovessimo andare a Gardaland. L’invio dei messaggi si infittisce, faccio il sostenuto, e lui continuava a pungolarmi. Alla fine, ha avuto la meglio. Mi dicevo: tanto quando ci sarà una prossima volta?

Appuntamento alle 7.20 alla sbarra del villaggio. C’è anche una coppia di ragazzi, l’immancabile Farida e naturalmente Dimitri. La compagnia percorre il nucleo di case, scene di vita quotidiana sono sotto ai nostri occhi. Ci sono anche i tre cani. Diamo da mangiare al lemure. Facciamo fatica a farlo scendere. Ha paura dei cani e ce lo fa capire. Ci spostiamo di qualche metro e Megghy (a dire il vero Maki, lemure, appunto, in malgascio, ma io l’ho ribattezzata così), le offriamo la banana, è felice, gradisce. Con tutta la buccia, la mangia.

Partiamo alle otto. Parte in tromba. Per arrivare all’Andilana Beach, ci impiega cinque minuti. Non faccio in tempo a guardarmi che già siamo sulla baia. Salgono altre 20 (VENTI!!!) persone. Non c’è spazio. Ma dico? Alla faccia delle norme di sicurezza, L’importante è indossare il giubbotto rosso, più che altro per evitare le sanzioni della Guardia Costiera. Incomincio a provare disagio. Ripartiamo, questa volta ad una velocità più gestibile. Facciamo il percorso tutto sottocosta, meglio, il mare è calmo e placido. Posso osservare angoli di Nosy Be che mi erano sfuggiti. Osserviamo le città di Djamandjary e Ambondrona, la Riccione di Nosy Be. Si intravede la città di Hell Ville ma viriamo verso sud. La seconda isola, quella dei Lemuri, è proprio davanti a noi.

Attracchiamo nella piazza principale di Ampangorinana, un bel centro cittadino malgascio. Essendo domenica, i malgasci sono ad oziare in giro. Una vissuta e intensa (probabilmente con tanto di parolacce) partita a bocce viene giocata davanti alla scuola del paese. Lungo il tragitto per il parco, è un susseguirsi di negozietti senza soluzione di continuità. Le tovaglie e i pareo sono stesi come tante lenzuola. All’ingresso, sede del parco, ci offrono l’olio come protezione dalle zanzare. Evito assolutamente di ungermi.

Anche qui, il parco è un sentiero ad anello, brevissimo, proprio poco sopra la città. La guida ci spiega ogni cosa, ci fa vedere gli animali. Ci attardiamo nell’offrire banane ai Lemuri. Io avevo le mie, prelevate dalla sala da pranzo. Inizio a prendere confidenza con i lemuri più defilati, prediligo i maschi, perché le femmine sono irrequiete e litigano con le altre per il cibo. Basta li conquisto. Un lemure si adagia proprio sulla mia crapa e dall’alto, mi chiede il cibo.

Il giro nel parco è veramente breve, anche se ci perdiamo due ore. Ci sono quelli che vogliono farsi fare le foto con i boa constrictor ben aderenti al collo. Ma sei scemo? Non ci penso minimamente. Qualche tartaruga è in preda ad un delirio amoroso, le senti distintamente. Torniamo in paese, percorrendo la via principale. Mater inizia a perdersi, la ruzzo un po’. Riesce a prendersi una borsa verde e la spaccia come il miglior souvenir del Madagascar(!). Io approfitto per guardare oltre, nei vicoli laterali, nella quotidianità malgascia all’interno dei vicoli. Non trovo molto altro.

Arriviamo al barca, dopo essere ripassato dalla piazza e dal viale principale. Il monumento per l’indipendenza malgascia è proprio davanti al municipio. C’è addirittura un museo. Vorrei soffermarmi in queste piccole cose. Ma vedo la barca riempirsi. Non voglio far perdere tempo.

L’isola di Vorona, la tappa successiva è uno scoglio a pochi chilometri. Non riesco a capire, perché ho pareri discordanti. Secondo Google e OpenStreet e praticamente tutta la letteratura digitale mi indicano Vorona come un’isola da affittare, con un bungalow e quattro alberi, piccola quanto un’isola borromaica del Lago Magiore. In realtà dove approdiamo, è giusto una lingua di sabbia, una virgola proprio sotto all’isola di Vorona. Non ci sono alberi, nemmeno bungalow. Alla fine ci sono degli scogli. Rimaniamo giusto il tempo per bagnarci i piedi e rinfrescarci. L’acqua è limpida, azzurra, incantevole. Siamo al centro delle due isole. Uno spettacolo.

Ripartiamo poco dopo al Parco Naturale Marino di Tanikely, un rombo verde, poco più in là. Ci accoglie la Polizia Municipale, che controlla quanti siamo, e la conformità delle norme. Abbiamo l’autorizzazione a sbarcare. Inutile dirvi che il paradiso è qui davanti, mi sembra di essere nel film Laguna Blu. L’acqua non solo è trasparente, ma è cristallina. Ci svacchiamo in spiaggia, ci buttiamo in mare, facciamo snorkeling. Non puoi che deliziarti di questo incanto. Le gradazioni di colori del mare, la fitta vegetazione alle nostre spalle. Bellissimo. Mangiamo nell’area picnic. Il solito riso, le patate bollite, le carote, gamberetti, carne di zebu e un pescione arrostito. Spilucco qualcosina. Mater divora tutto, senza ritegno e va in letargo sotto una palma.

Io in preda ad uno stato narcolettico, resisto e stoicamente mi elevo lungo quei diecimila gradini. Sono zavorrato dai diecimila litri di Cocacola che ho bevuto, ma era così talmente fresca… Però arrivo e dall’alto osservo l’isola, proprio un rombo. I gitanti sguazzano nelle acque del parco marino, nessuno fa il percorso in salita.

Sono veramente soddisfatto che ripercorro i gradini della discesa con levità, quasi volando. Una bella gita, e pensare che la stavo mancando.

Arriviamo in tempo,dopo che ci accolto Farida con il suo sorriso dalla spiaggia, per la messa domenicale. Ecco, ci mancava pure questa. Io non ho la forza nemmeno di tenere gli occhi aperti, e sì, mi lascio andare in un russamento per tutta l’eucaristia. Mi sveglia la cretina, allo scambio della pace, quasi strattonandomi. Percepisco dell’astio, forse odio, dall’espressione dei suoi occhi. Ci manca poco che mi asciughi il moccolo, ma sto umile, mi faccio prendere le mani e mi faccio sbattacchiare a destra e a sinistra, nel loro canto. Mah…

Mater è incontenibile e parla con tutte le signore della parrocchia di Dzamandzar