Catalogna 2021 – 5 giorno

Ultimissimo giorno qui in terra catalana e questa volta me la sono presa con calma. Mi sono alzato tardi, ho fatto colazione in albergo e quando il sole era bello in alto, sono uscito e ho percorso tutta la Costa Brava fino a Barcellona.

Inutile dire le mostruosità costruite dall’uomo che hanno deturpato per sempre la Costa Brava, ma i soldi, il turismo, il dio denaro non guardano in faccia a nessuno e uno sviluppo aggraziato, conservatore non sanno cosa sia. Basta costruire casermoni su casermoni e deturpare anche quel poco che è rimasto.

Sono arrivato velocemente a Barcellona e così ho deciso di andare direttamente sulla collina del Tibidabo. Dio ti darò tutto, anche il fiato che ho dentro nei polmoni per arrivare alla collina. Infatti gli ultimi metri sono stati una tragedia. Sono arrancato col fiatone e con le gambe doloranti ma ce l’ho fatta.

La vista doveva essere perfetta se non ci fosse stata quella nebbiolina che tradiva i particolari e la visione netta della città. Si riconosceva a malapena la Sagrada Famiglia, che mi pareva fosse impacchettata. Oltre, non si vedeva nulla perché tutto immerso nella nebbia. E io che speravo di avere una visione della Catalogna…

Alle 2 dopo aver affrontato il traffico pesante della circonvallazione di Barcellona, schivato i netturbini della città e i maledetti ciclisti che affrontavano l’autopista con allegria, ho cercato di fare shopping ma dopo cinque minuti netti sono uscito dall’unico centro commerciale che ho trovato perché non ce la facevo e mi sono portato sulla spiaggia a respirare l’odore salmastro del mare, a scivolare sulle dune, a litigare coi gabbiani infastiditi della mia presenza.

Bello tranquillo, mi porto all’aeroporto. Riempio di benzina il bestione e lo scodello proprio nel parcheggio della Rent a Car…

E poi… tragedia. L’incubo che si trasforma in realtà. il film dell’horror che bussa alla mia coscienza. Ha il test del Covid? Certo. Ha il PLF? Ma che domande sono? Eccolo. Questa volta non mi fregate. Ha il test pcr? La bomba atomica. La guardo stralunata. Balbetto, il Super Green Pass, sa… noi in Italia siamo speciali. Lei irremovibile, con una faccia addolorata. Capisco immediatamente che non c’è nulla da fare. E dove si può farlo? Al Terminal 1. Ok, sono annientato, colpito affondato. Provo un ultimo tentativo. Ma non ce la farò mai in tempo. L’aereo è tra due ore. Se non fa il test non parte. Taglia corto.

Scatta la molla dentro di me. Mission impossible. La prima corsa verso la fermata del bus t2-t1. Parto a razzo. Ormai so dov’è. Salgo trafelato, dò qualche ginocchiata a ignari passeggeri. Incomincio a guardare sul sito di Expedia. Prossimo volo per Milano alle 21.15 con Bruxelles Airlines e scalo in quella città, arrivo a Milano alle 7.50. Poco male, posso farcela. E se fossi positivo? Il panico…

Arrivo alla Synlab Catalana, parcheggiata tra i cessi e i banconi del check-in. Tutto chiuso, mi fa uno. Ma come? A che ora ha l’aereo? Alle 18,45 e sono le 17.00. Si registri sul sito e si faccia dare appuntamento. Agitato, senza occhiali, dico al ragazzo di aiutarmi. Devo veramente ringraziarlo perché non solo mi ha registrato, guardato le email, risposto al questionario come se fosse suo il cellulare ma mi ha pure fatto passare. Lo avrei baciato. Devo avergli fatto così pena. Piangevo e supplicavo come una capretta tibetana.

Dopo mezz’ora l’infermiere mi guarda e mi dice, giù la mascheretta. E io la tiro giù. Tiri su la mascheretta. E io la tiro su. Spazientito me la posiziona giù dal naso ma sulla bocca. Scusi, sono un cretino. Hei, fai piano, mica devi fare il test nel liquor passando dalla lamina cribrosa? Sadico mi svergina entrambe le narici. Come se il Covid fosse di un partito politico, sia mai che a destra ci sia ma a sinistra no. Il risultato arriverà tra 20′ minuti sulla email.

Ok, altra corsa, altro record mondiale. Prendo il bus. Faccio fatica a individuarlo. Non conosco la fermata nel nuovo terminal. Perché questi aeroporti sono così immensamente grandi? Afferro la maniglia della portiera, con un salto degno di una tigre nella giungla urbana, entro dentro. So di aver dato una zainata nella cistifellea di un ignaro viaggiatore. Sorrido in modo isterico, da Joker. Penso di fare una strage.

Arrivo al bancone sudato, trafelato, appena sono lì in contemporanea mi arriva il referto. Tenga il mio CPR. Le sbatto letteralmente il cellulare in faccia. Preoccupata per la sua incolumità non mi chiede nient’altro, né carta d’identità, né PLF. Con la carta d’imbardo, ecco l’ultimo step: affrontare il controllo della security.

Mi fiondo nella corsia riservata. Non chiedo il permesso. Un signore rompe le palle ma mi fa passare. Caccio dentro tutto nella vaschetta. Non va bene. Dovevo togliere il computer. Riprendo due vaschette, in una il computer nell’altra tutto il resto, mi cadono, per fortuna non si ribalta nulla. Stramazzo a terra. Non ce la faccio a rialzarmi. Impietosito il poliziotto mi tira su con le mie vaschette e ha quel volto di compiacimento che si fa davanti alle persone handicappate. Mi fa passare anche se al metal detector suona tutto. Devo avere le braghe sotto le ginocchia. Uno spettacolo!

Noooo, il Duty Free. Entro a tuono, credo di aver tirato giù tutta la collezione di tobleroni e profumi. Non ricordo. Dov’è l’uscita S22? Ore 18.45. Corro, corro e non mi fermo. Altro che Forrest Gump, altro che essere stanchino. Mister Jinevis Carletò proceed to gate for boarding. Carletò? La voce rimbomba per tutto l’aeroporto. Mi vergogno a morte. Ma come parlano? Non ho tempo per pensare. Devo impiegare il mio ciclo di Krebs per l’ultima volata. Il cuore batte a mille, la S22 sembra un miraggio. La signorina spazientita mi guarda per dire: era ora. Ma andatevene tutti a quel paese… Salgo sull’aereo E vai, mille trombe suonano, gli acufeni sparano a mille, il turgore delle giugulari sono pronte a scoppiare, Welcome on board. Mi sembra una ola da stadio. Credo di inginocchiarmi e baciare la moquette ma non mi tirerebbero su. E sento il portellone chiuso dietro le mie spalle.

Adrianaaaaaa! Vincitore nella mia Mission Impossible. Sudato, lercio, magari anche puzzolento…. ma alla fine mi sono svaccato sulla poltrona e ho chiuso gli occhi…


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