Creta 2021 – VII giorno

C’è stato il terremoto. Lo avete saputo tutti voi, noi, poveri ignari, non abbiamo sentito niente e percepito nulla. Forse perché proprio oggi ho deciso di andare via da Heraklion per portarmi nella parte orientale dell’isola.

Comune il buon Barte dal suo letto di ospedale lo ha predetto. Se dovesse piovere aspettati di sentire il botto. La pioggia l’ho presa, il botto pare che ci sia stato. Giuro Ste, non vengo più a trovarti in ospedale.

Dicevo che i rimanenti cinque giorni li passerò dalle parti di Retimno, almeno non mi faccio vagonate di chilometri per vedermi i luoghi da visitare. Lungo la National Road, ho guidato con tranquillità, senza fretta. Il traffico era accettabile, la strada scorreva che era un piacere. Ogni spiaggia o caletta era contornata da un opera edilizia devastante.

Arrivati a Bali, quella tarocca, sono scappato. Secondo la Lonely doveva essere un ameno villaggio di pescatori, ormai irriconoscibile e deturpato dalla speculazione edilizia. Mi sono fermato giusto per fare due foto e via. Proprio a Bali, ricevo in un botto un fracco di messaggi. Io che cado dal pero, tutti preoccupati. Non sapevo nulla, ho postato la foto di noi due belli sorridenti in questo postaccio turistico per rassicurare tutti.

Invece dopo aver visto un graziosissimo monastero lungo l’autostrada e dopo aver sfamato alcune caprette, mi sono fermato a Panormo, la Palermo greca, tutto porto. In villaggetto che non è stato distrutto come Bali, che ha conservato una propria identità e un eterna atmosfera rilassata di altri tempi. Mi sono attardato lungo le stradine, guardano la gente greca, seduta ai tavoli, che facevano la fila all’ufficio postale. Mi sembrava di vivere da secoli in quel posto. Proprio grazioso.

E poi mi sono lanciato verso Retimno. Non volevo vederla, pensavo la solita città sgraziata e invece era bella, pulita e affascinante. Tutto proporzionato, tutto elegante, il lungo mare bellissimo. Le palme incorniciavano la litoranea che arrivava dritto dritto alla centro, nel porto. Ci siamo stati un paio di ore, forse di più ma ne è valsa la pena, Davvero tanto. Soprattutto per la moussaka e la coppa di gelato.

Alle 4 prima di arrivare al novo albergo, ho fatto una deviazione nell’entroterra di poche decine di chilometri per arrivare a una grotta, una piccolissima Frasassi, una Postumia in miniatura, un anfiteatro di stalattiti e stalagmiti. Al centro un blocco di marmo era l’altare per eventuali luoghi di preghiera. Affascinante la location.

Così di fretta e furia sono arrivato all’albergo, al Luxury Resort. Talmente “luxury” che quelli della reception ci guardavano con la puzza sotto il naso. ‘Sti bavboni, avranno detto. Anyway, ci hanno dato una stanza grande quanto una piazza d’arme e la piscina privata. Giuro. Non voglio fare lo sborone. Ma vi giuro che per il prezzo che l’ho pagata è di molto meno inferiore ad una qualsiasi pensione di tre stelle a Viserbella. Se non ci credete vi mostro il contratto dell’agenzia viaggi. Ma altra cosa strepitosa, che il complesso era lontanissimo dal mare, in mezzo al verde per chilometri perché è area protetta…

Per arrivare alla spiaggia devi passare sotto il tunnel della 36, scusate della National Road e ti si apre una landa infinita di sabbia e mare senza abitazioni e costruzioni. Ero davvero felice.


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