Norvegia 2021 – 4 giorno

Ams – Norvegia 2021

Ho scelto Porsgrunn per diverse semplici ragioni: perché era vicina a Oslo, era sul mare e soprattutto perché non c’erano alberghi liberi in tutta, ripeto TUTTA, la Norvegia meridionale. Mi sono dovuto accontentare di una Guest House, che era affascinante, certo ma…

Dopo aver esortato al telefono il proprietario di farsi vedere davanti all’Ostello, ormai mi trovavo all’indirizzo della Guest House, lui non c’era. Dopo un quarto d’ora mi raggiunge. Incomincia una lunga presentazione, sgradita da parte mia, ma lui non molla la presa. Da dove vieni? Beh, lo dovresti sapere perché hai tutti i miei dati e pure la carta di credito. Ma che ci fai in Norvegia? Relax, solo per tre giorni, il minimo che mi è concesso. Ma adesso dove vai? Mah… credo al lago e poi a mangiare. Ti piace pescare? No, non me ne frega di meno. Ma lo sai che ora i pesci saltano fuori dall’acqua perché è calda e si rinfrescano al contatto dell’aria fredda. Cool, ma mi faresti vedere la camera? E dopo un quarto d’ora di convenevoli, io sul marciapiede, lui sulla sua Ford con lo sguardo concupiscente, scende dall’auto. Tipica scena ripresa dal fim di Pretty Woman. Mi sembrava di essere la Julia Roberts che contratta il prezzo con Richard Gere sul Sunset Bulevard.

Diciamo pure che non era per nulla un vichingo, di quelli di cui immaginavo di incontrare. Lo guardo, il più brutto norvegese di tutti i paesi artici. Strabico e panzetta. E poi aveva quei due incisivi sul davanti che spuntavano all’infuori. Che nervi. Glieli avrei spaccati volentieri, povero idiota.

Mi rende edotto di tutte le password -gli asterischi non si contano- della porta esterna, della pulsantiera interna, della camera. Ci mancava pure la password per il cesso.

La guest house, pur affascinante, sembrava la casa degli Addams. Vecchi rincoglioniti che sputacchiavano bellamente dalla splendida terrazza, operai tristi dell’ANAS, che a momenti non stavano in piedi e negri che volevano rifilarmi la ganja. E poi aleggiava un odore… Va bene cinquanta euri, ma a tutto c’è un limite. Ero poi così disperato che avrei dormito anche in auto. C’era una scala a chiocciola dalla quale temevo di ruzzolare giù, era così ripida che la pedata era non più larga di 5 cm, l’alzata di circa 20 cm. La stanza un loculo di due metri per due e mezzo. Cerano soltanto un letto e un televisore inchiodato alle travi del sottotetto.

Ho dormito con gli incubi, rigorosamente vestito, mi faceva schifo tutto. Per la doccia, mi sono lavato alla ben e meglio, trenta secondi giusto per non puzzare e via, via, fuori all’aria aperta.

Il paese di Porsgrunn mi sembrava una Rimini dismessa, con palazzine nuovissime tutte vetro e acciaio, prospicienti il fiordo. Per fortuna c’era qualche ristorante aperto. Alle 21,30, mi hanno letteralmente sbattuto di fuori. Ovviamente con tutte le gentilezze del caso. Per tutta la cena mi sono chiesto come si potesse mangiare il merluzzo con la pancetta! AIUUUUTO.

Ma fa niente. Stamattina, sono scappato a gambe levate, come un ladro. Sono arrivato all’altra cittadina di Skien, paese natale di Ibsen. Una chiesa gigantesca, ma proprio tanto, e il paese abbarbicato sulla collinetta. Ho preso un cappuccio doppio e una fetta di torta al cioccolato per la bellezza di 140 NOK. Stica. Ecco, a voi il compito ingrato di fare il cambio. Ahaahahaha.

E poi lentissimamente, dopo essermi fermato nei pressi di un laghetto idilliaco, il Galtetjonn, uguale agli altri centomila della Norvegia, e al Rubensplass, un bivacco per ripararsi dal freddo nei mesi invernali, mi porto verso Oslo dove rimango imbottigliato per più di un’ora nel tunnel della città. L’urlo, a proposito, non era di Munchen ma il mio. Esasperato, nelle viscere della città… E finalmente sono giunto al Gardermoen… con una fatica impressionante.