Phu Quoc VIII giorno

Oggi ci siamo emancipati, staccandoci dalla Francorosso, organizzando la nostra giornata secondo la Carletto Genovese Tour, che in quanto a efficacia non è seconda a nessuno.

Fuori dal Novotel c’era la fermata del bus, mezzo turistico, non ancora con un’identità propria ma con una buona idea.

Praticamente è la circolare destra di Phu Quoc. Ci sono diverse fermate, così come diverse tariffe, che, rispetto a quelle dei taxi, sono vantaggiosissime.

Scelta la tariffa di 6 ore, ci siamo imbarcati e ci siamo fermati a Sao Beach, o Star Beach, che però non è la stessa di quella del nord. Ci mancava solo questa location. Tutti ma proprio tutti la incensavano. La più bella dell’Isola.

D’accordo, ma anche la più lerciosa e sporca. Mannaggia, che rabbia. Una pattumiera a cielo aperto. Una mezzaluna orlata da spiaggia bianchissima e discariche varie.

Ma cosa ci vuole? Cosa ci vuole a spazzare e a metterla a posto? Deve venire il solito resort e rubarla all’identità del popolo vietnamita? Ma, cazzo, ci avete un po’ di orgoglio, cristosanto.

Scusate, ma quando ci vuole, ci vuole.

Il mare verde, il cielo azzurro, le altalene in mezzo al mare… Ho vinto la repulsione – comunque l’acqua era limpida e pulida – e mi sono tuffato.

Non potevo perdermi l’ultimo bagno, no, certo che no. Le solite fotografie di rito…

E poi abbiamo aspettato il bus e siano scesi alla fermata successiva, quella della pagoda, quella bellissima. Il tempo era lievemente più nuvoloso ma non toglieva il fascino del tempio. Mi sono proprio innamorato di quel posto.

Ho fatto il solito giro mentre Mater è entrata nel negozietto di souvenir. Me la sono ritrovata che giocava con un poliziotto a Google Translator. Uno spettacolo davvero da non perdere.

L’altra fermata è stata alla città di Am Minh, un villagio di pescatori, lercio come An Thoy, con la stessa puzza, ma con un fascino incredibile. Mater ha fatto compere direttamente al mercato di strada, comprandosi un paio di ciabatte, vendute per 50.000 VND, 2 euri scarsi…

Infine ci siamo fermati alla capitale. Non volevo andare al night market. Avevo già fatto lo show domenica scorsa. Mi sono limitato a vedere quei due templi alla fine della città di Duong Dong, dove sfocia il fiume dell’isola. Un posto affascinante, nonostante la puzza di fogna. Bello soprattutto il tempio sulla collinetta. Mi veniva in mente la scena finale di Mama Mia con la Meryl Streep che cantava (The winner takes it all) e correva (ma che fiato aveva) su fino alla chiesetta.

Proprio soddisfatto. L’ultimo tragitto, ormai fuori tempo delle sei ore, ce l’hanno abbonato. Per fortuma. Che bravi… E così ho visto l’ennesimo tramonto… L’ultimo, bellissimo, a bordo della piscina.

Domani si parte.


Articoli simili

Lascia un commento