Tra il Tirolo e la Baviera 5

Come ultimo giorno, il cielo era perfettamente azzurro. Temevo che dall’Hotel California non si potesse più uscire come nella famosa canzone.

Invece, le porte erano aperte, c’era addirittura una gentilissima ragazza alla reception, in carne e ossa, viva e vegeta, non un ologramma.

Tutto perfetto e pulito che non capivo dove fosse la fregatura. Ma la Sfizzera è perfetta e immacolata così. Inutile cercare magagne che non potranno essere mai trovate.

Così mi sono lanciato al buffet della colazione, senza costrizioni con il covid, senza mascherina, senza distanziamento sociale (anche perché eravamo solo noi). Ho fatto colazione nel terrazino prospicente il giardino dove temevo Freud comparisse all’improvviso e mi chiedesse delle mie fasi anale, orale e il complesso di Edipo che, credo, di non aver mai avuto.

Ho addentato la brioche burrosissima appena sfornata con la voracità di una locusta che non mangia da secoli. Ho fatto ingozzare Jake di prosciutto, di latte e di altre schifezze.

Mater che sclerava per tornare subito a casa, io no! Prima di iniziare il turno, avevo ancora un’altra giornata e non intendevo sprecarla.

Ho deciso di fare una gitarella. Per prima cosa ho pensato al villagio di Heidi così almeno Mater avrebbe apprezzato ma non era dell’umore giusto. E poi diciamolo, a me non fregava ‘na mazza di ‘sta ragazzina disadattata.

Così ho avuto la folgorazione di andare nel famosissimo Cantone dell’Appenzello. Appenzello? Appunto, ero ironico…

Visto che eravamo nel San Gallo, nella piana del Reno, ho visto che Appenzello città non distava più di 20 km. Dunque, presto fatto. Sapevo che è un cantone bellissimo, o meglio lo immaginavo. Ma soprattutto mi ha spinto la curiosità dopo aver letto che proprio nell’Appenzello vige la democrazia diretta per alzata di mano. Non so come facciano con i poco più 13.000 abitanti della zona che hanno diritto di voto, tutti stipati nella piazza principale, a contare le mani alzate.

Ma poco importa! Direzione per Appenzello, rigorosamente nei limiti. Saliamo su per il versante occidentale della valle del Reno. Già Mater sbuffava come un mantice. Ancora montagne, no! Ma di fatto quei 20 km sono passati in un attimo. Dopo le prime salite, tutto sommato fattibili, siamo giunti su un altipiano interno, circondato da bellissime vette.

Paesaggi da fiaba, da cartone animato, siamo arrivati nell’Appenzello Esterno (protestante) che ha una forma di scroto, contenente appunto il testicolo, ossia l’Appenzello Interno (cattolico). Il tutto inglobato nel San Gallo. Scusate la poesia anatomica ma se guardate la cartina allegata non si può non pensare a questo.

Il paese, una cittadinotta che si vede tutta dall’alto, è proprio al centro dell’altopiano. Parcheggi, con ben 90 minuti gratis. Generosissimi questi sfizzeri.

Devo dire di essere stato piacevolmente sorpreso da tutto, dalle case decorate con mille motivi, le insegne in ferro battuto, la piazza dell’assemblea legislativa, o meglio Landsgemeinde platz. Le fontane buttavano fuori acqua potabile, che ho assaggiato e che era davvero buona.

Allo scadere dell’ora e mezza, non ho più trattenuto Mater che stava dando avvisaglie di spazientimento, mentre io mi sarei sdraiato con Jake in qualche prato a prenderci il sole, ma siamo stati costretti a ridiscendere velocemente nel San Gallo per prendere l’autostrada fino a casa.

Fine della vacanza.


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