Come era bello il Cortile Teresiano con la neve e il cielo azzurro. Il chiarore riflesso della piazza abbagliava le torri.

Provavo una vertigine insolita mentre percorrevo il selciato sconnesso di sassolini rotondi.
Di fronte, il vecchio San Matteo e da parte, l’Aula Magna.

Mi guardavo attorno come se fosse la prima volta; mi lasciavo emozionare dalla solennità e da quel terso che puliva l’anima.

Mi faceva ricordare il silenzio di anfratti segreti e di vòlte troppo alte nelle chiese gotiche della città. Ad esempio San Francesco mi accoglieva con la purezza di linee essenziali: rigide, severe come quelle spigolose del cristo che ti guardava dall’alto della croce.

Mi perdevo in quella piazza, mi sentivo lavato nell’anima ed ero colmo di gioia.

Uno sguardo incrociato, un amplesso non voluto ma cercato. L’amore si misura anche dal grado di accettazione del volere degli altri, dal saper richiudere le braccia dopo averle tese. È il donarsi incondizionatamente riprendendosi però la propria dignità una volta raggiunto l’orgasmo.

L’amore è come una scheggia infilatasi nella temporalità, il miglio mancante di un lungo cammino; ma anche il solo gesto portato a compimento pensando all’archetipo primordiale e l’abbandono del sé nella più totale consapevolezza.

Giusto in quel cortile tra Corso Carlo Alberto e le Poste, in un tempo infinitesimale per una vertigine che inebria, acceca e raggiunge le molli cieche viscere della città.

E così ti lascio andare.

Brucerò per te – Negrita

Che cos’ero intorno a vent’anni?
Un manicomio su un letto di danni
Sogni sciatti, notti di festa

Tiravo sassi alla tua finestra
Ma cos’hai visto in questo qui?
E quella cosa è ancora lì o no?
O no? O no? O no?

E ora, amore, dopo una vita cosa pensi che ti dica?
Sei l’aurora boreale
Sei la luce che squarcia il mio vuoto banale

Brucerò per te
Mi ferirò per te
Io brucerò per te
Mi ammalerò per te

Davanti a te un plotone schierato
Esplode colpi e non prende fiato mai
Sarò con te ovunque andrai
Ti prego dimmi che non t’abbandonerai

Primavera, festa del mondo
Mentre io, io mi nascondo
È che non m’importa niente
Di quello che succede, nemmeno della gente
Voglio solo stare con te
E rivederti ridere
E brucerò per te
Mi ferirò per te

E la Luna pensa per sè
Se ne frega di noi
Ma io lo so che tornerai
L’universo si muove e non smetterà mai

E brucerò per te
Mi ferirò per te
Io brucerò per te
Mi ammalerò per te

Amica cara, amica speranza
Parti da qui, dalla mia stanza
E vola, sali più in alto della paura
Che ci corrode, che ci tortura, e vai!

Corri più della paura
Che ti corrode, che ti consuma, e vola
Io lo so che lo sai fare
E niente ci potrà fermare più

Per te, per te
Io brucerò per te Per te, per te
Io brucerò per te

Negrita – Brucerò per te

Che cos’ero intorno a vent’anni?
un manicomio in un letto di danni
sogni sciatti, notti di festa

tiravo sassi alla tua finestra
ma cos’hai visto in questo qui?
e quella cosa è ancora lì o no?
o no? o no? o no?

E ora, amore, dopo una vita
cosa pensi che ti dica?
sei l’aurora boreale
sei la luce che squarcia il mio vuoto banale

Brucerò per te
mi ferirò per te
io brucerò per te
mi ammalerò per te

Davanti a te un plotone schierato
esplode colpi e non prende fiato mai
sarò con te ovunque andrai
ti prego dimmi che non t’abbandonerai

Primavera, festa del mondo
mentre io, io mi nascondo
è che non m’importa niente
di quello che succede, nemmeno della gente
voglio solo stare con te
e rivederti ridere

E brucerò per te
mi ferirò per te

E la Luna pensa per sè
se ne frega di noi
ma io lo so che tornerai
l’universo si muove e non smetterà mai

E brucerò per te
mi ferirò per te
io brucerò per te
mi ammalerò per te

Amica cara, amica speranza
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai!

Corri più della paura
che ti corrode, che ti consuma, e vola
io lo so che lo sai fare
e niente ci potrà fermare più

Per te, per te
io brucerò per te

Per te, per te
io brucerò per te

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