Florebo quocumque ferar

Venerdì vado alla Reunion (badate che non ho scritto all’AREUnion, quella domani ad Erba, per la quale mi sto già cagando sotto, non si sa mai, il capo…).

Il motto è preso in prestito dalla Compagnia francese delle Indie Orientali (così assicura il sito Wikipedia) e vuol dire: “Io fiorirò ovunque sarò portata” (il latino non mente anche se a me sembra una cosa porno).

Sono secoli che volevo andare alla Reunion (non scandalizzatevi della parola secoli, tanto la mia età è nota a tutti, anche alle cassiere della Tigros). Andrò oltre l’isola di Mauritius, la famosa “Stella Clavisque Maris Indici”, e atterrerò in questo paradiso di montagne, cascate, laghi e … centri commerciali Auschan.

Lo so, ed è la mia grande paura, temo di ritrovarmi nella Francia commerciale dei Dechatlon e dei Carrefour ma è il rischio. E devo pure convivere coi francesi.

Certo, uno si fa oltre 7.000 e passa di chilometri per poi ritrovarsi nella Francia che assomiglia alla Costa Azzurra ma dovevo chiudere questo buco, dovevo esaudire questo desiderio che mi porto nel cuore da tanto.

Non posso permettermi di rimandare a domani, di dire “ci andrò da grande”. No, ora che posso, vado.

Mi porterò Mater che non ha saputo nulla fino a stamane. L’ha presa bene. Ma tanto per lei andare alle Mauritius, in Giappone o a Chicago è come fare, né più, né meno, una gitarella di qualche ora in aereo.

Almeno mi sono evitato l’ansia di sentirla tutti i giorni su cosa portare e cosa mettere nelle valigie. No, non ce la potevo fare. Altrimenti avrei dovuto prendere flaconi interi di Valium e la cosa non mi garbava.

Camminerò sui bordi perigliosi dei vulcani e mi immergerò nelle pozze delle cascate, camminerò a lungo tra le nuvole (spero non troppe) e nuoterò in prossimità delle barriere coralline.

Ovviamente vi terrò aggiornati…

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