Lo so: mentre parli di un’altra io mi ritrovo ai tuoi piedi. Mi sono inginocchiato perché avevo bisogno di te, implorandoti come moderno cavaliere che si inchina davanti al Re.
Ma non dovevo chiederti la benedizione, ero presente al tuo cospetto come la Sunanita davanti a David.

Sapevo che non avresti mai abbassato lo sguardo, ma questa volta, nel pieno della mia consapevolezza, ero prostrato davanti ai tuoi piedi. Solamente un’empatia condivisa. L’hai percepita, così non ti sei sottratto questa volta anche se il tuo cuore vagava per altri lidi e direzioni.

È passato del tempo da quando ti ho conosciuto. Non sei mai scappato alle mie richieste. Abbiamo un legame quasi di sangue ed è forte. E’ quell’unica valenza che mi tiene ancorato al passato, quel fil rouge di cui avrei ben volentieri fatto a meno.

E io ti ho preso dentro di me. Volevo questo perché nell’amarti ero disposto ad amarmi e ad accettare gli incubi e le paure.

Non so perché, però.

A dire il vero, lo sapevo ma non volevo nemmeno sussurrarmelo.

Un gesto estremo, di fortissimo amore, non quello stesso che provi tu.

Generazionale. Un amore ancestrale, incrinato in qualche ansa del tempo per una trascrizione sbagliata del genoma, una ricostruzione dell’implacatura inceppata. In qualche cellula, un blasto erroneo ha generato la vita in modo distorto e irreparabile.

Hai voglia di dire che tutto è libero arbitrio, che abbiamo la libertà di dire no!

No.

E’ tutto maledettamente e fottutamente meccanicistico. Condannati in questo dualismo, tanto caro agli uomini, tra spazio e tempo. Baruch Spinoza, non era scemo, certo, lui.

E se ti ribelli tutto ti cade addosso perché le ascisse e le ordinate convergono sempre lì al centro dell’uomo. Altro che misticismo, altro che sentimenti! Puoi distorcere il piano ma sempre quello rimaniamo! Le fattezze sono quelle, l’umanità, nel senso di caratteristica peculiare del nostro essere, ci rimanda sempre la stessa cosa.

Ci guardiamo indietro, guardiamo la sintesi andando a scovare nei recessi più nascosti. Ma siamo burattini, veniamo trainati da una misera molecola di Dna che si è ritorta, che si è ribellata.

E che possiamo farci? Nulla. La misericordia, il cristiano che si immola, l’amore stesso sono tutte fandonie. Bugie talmente eclatanti da farci venire la nausea come diceva Sartre. Erostrato che si chiude in bagno dopo aver fatto la strage. Lentamente tutto si dipana e ritorna come prima. Un po’ plissettato ma fortemente ancorato alla razionalità cartesiana.

Il libero arbitrio è ribellione, consapevole di essere un plus. Sai che il gesto eroico non serve a niente. I vessilli sono pieni di merda. Un grido trattenuto nella consapevolezza di ritrovarti ancora nella meschina sorte della miseria.

Salvami, dio misericordioso, che ho molto peccato! In quell’istante di certezza della propria piccolezza, mai mi sono sentito così libero come un fiotto di sperma che viene lasciato andare dopo un orgasmo.

Sarò condannato alla perdizione per sempre ma almeno dammi la benedizione di stracciare quell’intarsio nella cui trama siamo condannati. Il cuore piangerà ma la disperazione, almeno per una volta, conceda un insperato gesto di totalizzante entalpia che mi accarezzi la fronte, le guance. Bere ambrosia per placare la sete e scorrazzare ancora per perigliosi mari come il capitano Achab.

Con infinito amore.

Crime of the century – Supertramp

Now they’re planning the crime of the century
Well what will it be?
Read all about their schemes and adventuring
It’s well worth a fee
So roll up and see
And they rape the universe
How they’ve gone from bad to worse
Who are these men of lust, greed, and glory?
Rip off the masks and let see
But that’s no right oh no, what’s the story?
But there’s you and there’s me
That can’t be right

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