Le Poste Italiane tra Villa Guardia e via Magni (altra tragicommedia)

Mi duole scrivere di nuovo in merito alle Poste Italiane ma purtroppo non posso farne a meno. Questo carrozzone in gran parte inutile, un’istituzione barocca, ottocentesca, che ha assolutamente bisogno di un restauro.

Ma andiamo con calma. Villa Guardia, ufficio postale. Due cose dovevo spedire, due. Da subito la signorina receptionist mi ha fatto andare di traverso la colazione appena fatta all’Habitué.

I prodromi c’erano già: dovevo scappare subito, immediatamente. Infatti non appena entro, solito ufficio anonimo, con le serrande abbassate tranne quella dell’ingresso, mi viene quel senso di depressione.

Prendo il numero, non da un macchinario tecnologico, digitale, ma da un affarino di plastica che trovi o al supermercato o all’ATS, altro ente burocratico.

Alcune persone davanti. Il tredici viene rimbrottato perché ha osato presentarsi allo sportello subito dopo il dodici, che aveva finito di espletare le sue commissioni.

L’acida in questione, allo sportello, lo cazzia.

Non è stato chiamato, vede?, deve venire quando il numero compare sul dislay.

Evidentemente aveva lo stron…o affiorante dalla regione pelvica perché si è eclissata per una buona mezz’ora e non si è fatta vedere. La cosa mi ha irritato molto: sia per il povero cristo sia per l’indisponenza ma anche per tante cose messe assieme, ad esempio, la già manifesta antipatia a fior di pelle.

Nel frattempo inizio a contare le macchie scure del pattern delle piastrelle, compilo diligenentemente il tagliando della raccomandata e della ricevuta di ritorno, tengo a bada il gatto che, stranamente, era lì tranquillo e non miagolava neanche.

Arriva la sciura, ed era il mio turno. Azz.

Devo spedire questo come piego di libri. Ah no! Ma già ne ho spediti tanti. No, assolutamente, e poi vede?, la carta pacco. Scusi?, va beh, lasci perdere. Devo spedire anche questa busta. Ha compilato il tagliando? Certo, ecco! Ma vorrei che arrivasse il più veloce possibile. Ah no questo modulo non va bene.

In quel momento preciso mi sale la rogna e le infinite bestemmie che rimangono tra l’ipotalamo e la scissura di non so chi. Evidentemente non si è ben pulita il cu…o. Deve esserle rimasto qualche rimasuglio fecale a livello sfinteriale.

Lasci perdere.

Ma no, le spiego come si fa. Lasci perdere, mi ha già parecchio irritato, mi ridia il tagliando. Ma no, le spiego.

Dopo questa frase mi giro di scatto e me ne vado prendendomi Jake tra le braccia. Lasciandola, la stronza, col tagliando in mano.

Mai più!

Vado ormai al mio Ufficio di Via Magni dove, perlomeno, la Grazia, la famosa Grazia, di cui ho avuto già modo di parlare, mi fa divertire un sacco, con la sua voce strozzata e con la sua acconciatura… Oggi si fa vedere nel front-end. Mi viene in mente la scena dei soliti idioti. Lei che grida come una pazza.

Qualcuno che deve ritirare i pacchi Amaaaaaaaaaaaaaaaaaaaazon.

Eravamo in tre. Si fa avanti una signora di mezza età, un po’ imbarazzata. Forse doveva ritirare un pacco, scomodo, ma un pacco. Ovviamente la solita caciara per trovare la scatola. C ‘era solo quella nell’armadio ma sembrava che dovesse partecipare alla caccia al tesoro.

Consegnato il pacco, si eclissa nell’ufficio. Richiama l’impiegato e si sente dire “lo vuoi strong o light” e intanto l’odore di caffé si spargeva per la saletta desolatamente vuota. Io guardo la signora accanto a me e ci mettiamo a ridere a crepapelle. Non potevano aspettare? riusciamo a dire con la voce strozzata in gola!

No, proprio no. Dopo la tazzulella di caffé, ritorna e la Grazia, a fronte della nostra ilarità sfacciata, per giustificare una cosa tanto ovvia quanto non richiesta, dice:

Scusate ma doveva andare in bagno.

Lo dice con un candore serafico senza pudore, a fronte della smaccata bugia. E giù di nuovo risate, al che lei scappa di corsa e si barrica nel suo ufficio. Fine dello show. Peccato sia durato così poco.

E, alla fine, spedisco tutto, senza un plissè, sia libro sia la busta. Amen.

Ma ancora una volta lo spettacolo è garantito alle poste tagliane….



Riccardo Cocciante e Mina – Questione di feeling


Cantiamo insieme in libertà,
lasciando andar la voce dove va,
così per scherzo fra di noi,
posso provarci anch’io se vuoi,
inizia pure vai.
Sai la melodia che canterei,
sarebbe quasi un po’ così,
potrebbe essere
così, aprendo l’anima così,
lasciando uscire quello che
ognuno ha dentro,
ognuno ha in fondo
a se stesso,
che per far miracoli adesso,
sembra persino più sincero
nel cantare, nel cantare insieme.
Ah, ah, ah, ah… Ah, ah, ah, ah…
questione di feeling.
Ah, ah, ah, ah… Ah, ah, ah, ah…
questione di feeling, solo di feeling.
Così per scherzo fra di noi
inprovvisando un po’,
ti seguo pure vai.
Oh, oh, oh, oh…
La sera arriva,
il giorno piano piano se ne va,
ma se canti resta là.
Ah, ah, ah, ah… Ah, ah, ah, ah…
questione di feeling.
Ah, ah,…

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Cantiamo insieme in libertàLasciando andar la voce dove vaCosì per scherzo tra di noiPosso provarci anch’io, se vuoiInizia pure, vaiSai, le melodie che cantereiSarebbe quasi un po’ cosìPotrebbe essereCosì, aprendo l’anima cosìLasciando uscire quello cheOgnuno ha dentroOgnuno in fondo ha sé stessoChe per miracolo adessoSembra persino più sinceroNel cantare, nel cantare insiemeAh, ah ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingAh, ah ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingSolo di feelingCosì per scherzo tra di noiImprovvisando un po’Ti seguo pure, vaiLa sera arrivaIl giorno piano, piano se ne vaMa se canti resta làAh ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingAh, ah ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingSolo di feelingAprendo l’anima cosìLasciando uscire quello cheOgnuno ha dentroQuestione di feelingLasciando emergere in noiSpontaneamente quel che c’èNascosto in fondoAh, ah, ah, ah, ah, ahAh, ah ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingAh, ah ah ahAh ah ah, ahQuestione di feelingAh, ah, ahAh, ah, ahQuestione di feeling (feeling)Questione di feeling

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