No, non mi stanco. Mi sono ritagliato il tempo necessario per venire da te… Non so perché lo faccia dopo ormai 13 anni. Devo pulirmi la coscienza, devo dimostrare qualcosa? Non lo so di preciso.
Ti vengo a trovare, almeno una volta all’anno e tu mi hai sempre accolto con un cielo terso, bellissimo, commovente. Questa volta no, il cielo era adatto per il mese di ottobre, però falso di pioggia che quest’anno non arriva. Ti ho preso il solito vasetto di fiori. Al supermercato non c’erano quelli freschi, solo quelli di plastica.
Non mi sarei mai permesso comprarli. I fiori sono fiori. Non voglio aggiungere qualcosa di falso al falso. Così in maniera riluttante, mi sono rivolto al fiorista davanti al cimitero e poi mi sono incamminato verso di te. Non avevo Jake, ero da solo, dopo l’ultima cazziata… Ho varcato i cancelli speditamente. Questa volta sorprendentemente non mi sono perso, anzi, mi sono ritrovato davanti alla tua tomba senza neanche saperlo. Ho abbassato gli occhi e tu eri lì che mi guardavi dall’immaginetta ceramicata. Incredibile! Non riesco mai a percorrere il tragitto senza sorprese. Questa volta avevo seguito la sagoma di una pianta, un cipresso cresciuto a dismisura sulla tomba dietro la tua.
Adesso so che posso riconoscere dove sei, anche da lontano. Vedi quell’albero? Ecco, proprio lì, ci sei tu.
Non avevo niente da dirti questa volta, ero preoccupato per me, per la mia salute e non sapevo cosa dirti. Probabilmente ti avrei imputato questo mio malessere se avessi iniziato a parlare. E non mi sembrava giusto. Ormai sono così affranto e depresso che preferisco davvero non lottare più. Tanto le lotte che ho sempre portato avanti, non hanno mai portato a niente. La ribellione non serve. Ti si ritorce contro. E alla fine sei da solo e non di certo puoi incolpare qualcuno, soprattutto se questa persona è morta da almeno 13 anni.
Ho fatto qualche foto a te, alla tomba ancora integra e decorosa. C’era un altro vasetto di fiori freschi. Non so chi lo ha messo lì, ma evidentemente qualcun altro pensava a te… Niente gesti teatrali, niente lacrime. Ero già depresso di mio. Mi sono voltato e me ne sono tornato indietro. Mi sembrava che dovessi curare di più il nostro incontro, mi sentivo come colui che aveva adempiuto al suo dovere di visita e poco più. Ma davvero, questa volta non volevo condividere niente con te. Ho guardato le due piante dalle foglie ingiallite, di un giallo sporco, malato, tendenzialmente sul marroncino. Ormai la natura è irrimediabilmente compromessa, come la mia vita. Non mi sono girato e sono salito sull’auto e mi sono allontanato velocemente via da te.
Där går hon till synes helt oberörd Men säg mig hur ska jag någonsin kunna göra mig hörd Det spelar ingen roll vad jag säger nu Du kan läsa mig som en öppen bok Åh, släpp in mig Åh, släpp in mig i ditt paradis I ditt paradis Så lycklig för just ingenting Bara att få finnas nära dig Så släck alla ljus nu, kryp närmare Åh, släpp in mig Jag sa, släpp in mig Släpp in mig i ditt paradis I ditt paradis Det är sent och du är trött och säger ingenting Och en dag ska allt det här ta slut Men jag ska göra det bästa vi kan för att härda ut Så släpp in mig Hör vad jag säger Släpp in mig Åh, släpp in mig I ditt paradis Släpp in mig
Ormai che hai superato in anni la misura del guinzaglio che è lungo otto metri, cosa dirti amore mio? Sei libero, hai conquistato totalmente il mio cuore e so che nessun altro essere vivente ha eugagliato con la sua presenza l’amore incondizionato che provo per te. Ogni anno è sempre più grande, più puro, più…
Scrivo questo post con fatica, tanta. Ho ancora le lacrime per lui. Mi sento di aver tradito il mio Jake e ancora adesso non so ancora mettere ordine ai miei pensieri. È entrato questo mostriciattolo nella mia vita. Non l’ho cercato con convinzione. Avevo demandato il tutto dopo il mio viaggio a Seoul. Anzi, sentivo…
Non posso che rivolgerti parole d’amore dopo tutti questi anni, caro Jake. Sei qui vicino a me e ormai sei maturo, gli spiriti di ribellione ormai ce li siamo lasciati alle spalle. Certo, qualche fuitina te la concedi, approfittando che a Mater oramai gliela fai continuamente senza che lei se ne accorga. Sei un bel…
E quattro. Ogni volta mi accogli con questo cielo blu, da capogiro. Perchè? Bohemian Rhapsody – Queen Mama, just killed a manPut a gun against his headPulled my trigger, now he’s deadMama, life had just begunBut now I’ve gone and thrown it all away Mama, oohDidn’t mean to make you cryIf I’m not back again…
E ci siamo di nuovo. Dopo nove anni, sotto lo stesso cielo azzurro chiaro. Le foglie ancora di un giallo intenso. Sembra ieri eppure sono ormai un’eternità. Con la solita ansia crescente, mi incammino nel vialetto e calpesto i sassolini cercando di non far rumore. Questa volta vado a colpo sicuro, non sbaglio e arrivo…
Per lo stemma di Grindavík, adottato nel 1986, sulla base della delibera del Consiglio Comunale, fu incaricata Kristín Þorkelsdóttir, titolare dell’agenzia pubblicitaria AUK. Il comitato, che comprendeva i consiglieri Eiríkur Alexanderson, Margrét Gísladóttir og Ólína Ragnarsdóttir, dopo diverse riunioni e alcune proposte, ha scelto come stemma di Grindavík una capra nera con corna d’oro e…