Capraia (II giorno)

La notte al Florida Hotel, come nell’altro della canzone, è stata piena di incubi e non potevi nemmeno uscire. Jake sorprendentemente è stato bravissimo e ha tirato fino alle 6. Temevo che esplodesse, visto che non ha evacuato nulla alla sera. Alle 6,30 siamo usciti, con non poco sollievo e ci siamo fiondati nella pineta, dove Jake questa volta ha rilasciato tutti gli sfinteri. Una bella cagata e pisciata riparatorie. E così, pronti per andare a Livorno. Non avevo mai visto il centro. Solo l’accademia navale nel lontano ’95. E questa volta ho percorso tutti i viali fino alla piazza centrale, dove c’è la cattedrale di San Francesco. E comunque, qui lo dico e qui lo nego, Livorno è una gran brutta città. Tempo di fare una modesta colazione sotto i portici, con la proprietaria che stalkerizzava Jake, al freddo e al gelo, perché non c’erano tavolini all’interno, che dovevamo andare al Porto Mediceo.

Siamo arrivati all’imbarco per la Capraia, la nave traghetto era già ancorata. L’ingresso è quanto di più stupido, su una rotonda. Varco il cancello con la cautela di chi non ha capito nulla della viabilità, che una dal gabbiotto mi grida forsennata: “Capraia?”. Io non l’ho cagata di striscio. Dopo essere giunta l’eco “aia aia”, inchiodo di scatto, vuoi che abbia sbagliato qualcosa? “Sì, vado a Capraia”, ma per l’amor del cielo, mettetelo un cartello chiarificatore.

Appena sul molo, mi fanno entrare in retromarcia. Temo di cadere in acqua. Sono il primo che fa questa manovra. Ho il terrore, d’altronde con l’auto nuova… Mi fanno infilare in un posto angusto in fondo, in fondo, dalla parte della prua. Lo spazio del pancione serve per i camion dei servizi essenziali per l’isola.

Salgo sul ponte. Jake impazzisce, ha capito di essere in trappola, in mezzo al mare. Miagola come un forsennato, cerco di rassicurarlo. Il traghetto salpa su un mare calmissimo, esce dal porto come se stesse scivolando sul burro. Non un refolo di vento. Qualche nuvoletta innocua. Livorno da lontano è ancor più brutta. Mi godo il sole, l’aria, cerco di calmare Jake, che poco alla volta è vinto e si lascia andare nel fresco sotto una poltrona.

Capraia porto è un miscuglio di casette allineate sulla banchina principale. Un sole bellissimo ci accoglie dopo essere usciti dalla pancia della nave… Tempo di trovare la Samantha, ageé, con la pelle abbronzata, una scaricatrice di porto, una specie di Moana, protagonista del cartone animato Oceania. Ci invita nel nostro appartamento, diciamocelo in un contesto bellissimo, peccato per il complesso condominiale che lascia il tempo che trova.

Ci portiamo col minuscolo bus, su fino a Capraia paese. È tutto così piccolo e minuscolo. Fai due passi ed è già finito ogni cosa. Dopo un panino, cerco di scoprire quel minuscolo paese, soffermandomi nelle stradine, osservando con dovizia i particolari delle case e dei paesaggi. Lascio Mater in centro e io mi perdo nel gomitolo di stradine acciottolate, respirando a pieni polmoni l’odore del gelsomino in fiore. Mi lascio guidare dagli scorci, arrivo su un promontorio, proprio di fronte al faro. Telefono a Mater per dirle di raggiungermi là.

Incontro una signora con un gatto al guinzaglio, una femmina tigrata con un bel caratterino. Due tre soffiate, mentre Jake non si interessa di quell’ostilità. Anzi, guarda da un’altra parte. Al ritorno, ormai il sole è coperto da una coltre nuvolosa lieve e soffice, ma che lo rende opaco, ci spiaggiamo sull’unica spiaggetta. La tentazione di pucciare i piedi è tanta, ma la presenza di una quantità spropositata di meduse, mi sopisce ogni desiderio.

Ritorniamo al porto ormai al crepuscolo. Capraia è deserta. Non si vede anima viva. Non si sente nemmeno un motore di automobile neanche per sbaglio…


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