Cantijuana
19 e 13, esco di casa. Sono in orario per il turno. Scanso con facilità i quattro semafori di Albate e Trecallo, miracolosamente tutti verdi. Il navigatore è ottimista, io quasi di buon umore.
Arrivo al Viaggiator Goloso: qualche dolce da condividere tra un servizio e l’altro fa sempre bene.
Riparto dopo cinque minuti e mi infilo di nuovo nella Canturina. Superato il semaforo di Via Vergani, inchiodo e mi blocco in una coda immobile. Immagino sia colpa dell’incrocio di Via Saffi. Non mi preoccupo: sono le 19 e 40. Mangiucchio anacardi, mando messaggi, guardo internet, chatto su Messenger, mi scaccolo mettendo le dita nel naso. Che vuoi farci?
Arrivo a Pianella e inizio a preoccuparmi. La rotonda è completamente bloccata; capisco che via Ettore Brambilla è transennata. Scarto subito l’idea di seguire il flusso di auto e subire altri momenti di passione. Sarebbe stata la soluzione migliore per arrivare in centro e poi all’ospedale. Ma ansia e irrazionalità mi bloccano.
Per un attimo penso di superare le transenne. Tanto, se mi avessero fermato, avrei avuto una scusa pronta: dovevo iniziare il turno del 118. So che avrebbero perdonato ogni infrazione. Rinuncio però alla trasgressione: non sarebbe stato utile finire in una buca del cantiere.
Faccio inversione alla rotonda, baldanzoso. Tanto, l’ospedale è a due km. Torno indietro. Al semaforo di Via Vergani mi allargo vistosamente, occupando la corsia opposta per imboccare Via De Gasperi, sulla destra il divieto di accesso mi blocca. Ricordo quella volta che andai contromano, ma ero in automedica con le sirene accese. Ora non posso rischiare un frontale.
Sgaso dritto fino al ponte della ferrovia, in Via Bengasi. Tutto bloccato.
Inizio a preoccuparmi. Sono le 19:50. Con un po’ di disagio supero i due semafori in salita, prendo Via Cattaneo fino in fondo. Altro divieto di accesso. Mi butto tutto a sinistra in Via Degli Arconi, torno indietro fino a Via Bolzano. Chiamo la postazione, dico che sono bloccato e non so come uscire.
Telefono anche all’infermiera per calmare l’ansia. Sono all’incrocio di Via Dalmazia. Un cretino gira a sinistra bloccando il deflusso. Partono imprecazioni pesanti. Il navigatore mi dice che non risponde alle provocazioni, che capisce che possa essere frustrante e si dichiara pronto a trovare una via alternativa. Lo mando a quel paese, imprecazioni sempre più ravvicinate, il Gemini riempe lo schermo di asterischi.
In Via Giuseppe Longhi è un muro di auto fumanti. Svicolo in Via Guasta, Via Trieste e Via Maddalena. In Via Fiammenghini c’è una fresatrice che occupa quasi tutta la carreggiata. Tutto bloccato anche lì. Arrivo con estrema fatica in Via Bolzano e scendo di nuovo in Via De Gasperi.
Mi ritrovo al punto di partenza. Sembra un girone dantesco. Mi viene voglia di chiamare il 112 per uscire da quella situazione assurda, inamovibile. Sono le 20:10 a Pianella. Venti minuti persi. Stringo i denti e questa volta decido di seguire il flusso veicolare.
Proseguo dritto in Via dei Mille. Sbrocco, smadonno a più non posso, il navigatore mi risponde che non accetta provocazioni. Dalla postazione MSA mi chiedono la posizione attuale: quella di Erba non può liberarsi. Mi sento veramente incapace di agire e di stabilire una sanità mentale.
Mi chiedo perché, perché si debba essere così inefficienti. La Res Pubblica, che possa andare a farsi fottere! Ancora un minuto, dovrei farcela. Ovviamente il semaforo di Via Cesare Cantù ci mette del suo per farmi innervosire. Sgaso in Via dell’Ospedale. Un rombo di motore proprio all’ingresso dell’Ospedale. Mi guardano male. Entro di derapata nel parcheggio.
Scendo dall’auto con il fegato spappolato, incapace di intendere e di volere, alle 20:20.
Ma si può gestire una cosa così? Non si poteva mettere un cartello gigante all’inizio di Via Mazzini che avvisasse della strada bloccata e deviasse il traffico verso la via Grandi e il Bennet?
Insomma, neanche a Tjiuana, nella peggiore metropoli messicana – forse del mondo – ho provato così tanto disagio. Anzi lì, erano più organizzati e attraversare le favelas era un viaggetto da ragazzini neofiti. Ma attraversare mezza Cantù in un’ora e dieci, bloccando pure il servizio d’Emergenza, è da irresponsabili.
Lo dico con grande dispiacere: negli ultimi anni, avevo iniziato a rivalutare Cantù, ma dopo l’esperienza di ieri credo che questa città abbia perso tutta la mia stima, costruita con fatica in 10 anni.
Meglio mille volte Tijuana che Cantù…