Le certezze

Le certezze

A volte le certezze si sgretolano, si sbriciolano e quello che ti rimane nel pugno è la sabbietta che esce dalle fessure delle dita. Insomma la granitica convinzione di aver un qualcosa di certo viene spazzata in un secondo.

Ieri ho portato il gatto Wilk dal veterinario per il richiamo della seconda vaccinazione. Lui è sul ripiano del bagagliaio. Ugnhie infilate nel poggiatesta poteriori. Osserva davanti e dietro. Il traffico è lento ed esasperante. Per fortuna sono pochi chilometri e lo stomaco pieno della brioche alla crema.

Osserva lui, e dirige. Lo sbircio dallo specchietto. È assolutamente intenzionato a non farsi sfuggire nulla. Ad Appiano, incastrando l’auto nel parcheggio microscopico, lo afferro. Lui si tira dietro tutti i fili della trama dei sedili ma si adagia sulle braccia.

Vede in lontananza un canide, non importa se è mezzo moribondo e dell’età canuta, sfoggia un look aggressivo. Lo calmo accarezzando la testolina. Cosa potrà mai farti quel rimbamba? Lo capisce e si tranquillizza.

La veterinaria, con la boccuccia arricciata e la faccia da scema, incomincia a elogiare la tua bellezza, ma che bel micietto, ma chi è questo tesoretto, ti stringe, ti palpa i linfonodi, ti alza la coda e…

TRAGEDIA

Ma è una femminuccia. No! Ma come? Per me è una femminuccia non ci sono i testicoli, mi dice categorica. La osservo truce con mezza mandibola slogata. Guarda. Ah, sì certo! Penso agli esami di anatomia umana normale e comparata (appunto UMANA mica felina). Avevo preso due trenta di cui uno con lode per aver raccontato le reti miralbili vascolari del nostro corpo.

Però dai, chiediamo alla collega. Ok, ti mettiamo a pancia in su. Tre cretini, sfruculiamo lì, proprio lì. Altro che lezione di Anatomia di Rembrant. Altro che session live di Chaturbate! Osserviamo. Il buchino è buchino. Non c’è altro. In effetti. Mi sento uno stupido, mi devo arrendere all’evidenza.

Poi penso a Jake, già da subito, lo tirava fuori il pipino, lo leccava e faceva cose porche.

Ripenso al fatto che un dubbio mi aveva sfiorato. Dieci anni di pisciate con Jake, sapevo perfettamente la sua posizizone, il suo divaricamento di bacino. Mentre questo gatto, con la coda da parte, faceva una pisciatina e via.

Ma sei una femmina! Sconvolto. Mi sentivo come il padre di Amelie, che non voleva la figlia femmina e per questo non l’aveva mai abbracciata e toccata, facendola crescere complessata per il resto dei suoi giorni. In effetti una che stolkerizza un operaio delle macchinette delle fototessere…

Wilk, W I L K? Nooooo…

E adesso come la chiamo? Ho iniziato a pensare freneticamente a tutte le eroine sfigate della letteratura. Da Emily Bronte, con quell’Heathcliff che te lo raccomando. Oppure la protagonista della Lettera Scarlatta. Ma la stessa Candy Candy, quasi felice e confusa. Anna Karenina che si getta sotto il treno. Oppure Ophelia. la cui pazzia la portava a morte certa. Sabrina di Transamerica, in attesa del cambio sesso, ritardato da questo figlio che esce dal carcere. O la Moglie del Soldato, che scopre che Dil non ha la fessurra ma qualcosa d’altro. Ho pensato alla protagonista di Prime che ha bisogno di qualcosa di fresco e giovane e durante le sue sedute come psichiatra lo trova.

Insomma i maschetti non sono da meno, ma non subiscono questa emotività volitiva…

Una femmina… Come devo chiamarla? Mi viene in mente il fim Tiffany quando Audrey Hepburn, all’apice della sua confusione emotiva, incerta tra i soldi, i diamanti e l’ammmmore, decide di sbarazzarsi del gattone, salvo poi pentirsene un secondo dopo, ritrovandolo tutto bagnato in un angolo di un vicolo cieco. Sapete a New york, quattro stradine! Che culo! Lacrimoni e premio Oscar assicurato. Ma il gattone è Orangey è appunto arancio mica grigio topo.

Però Tiffany non mi dispiace. Primo perché quel film fa parte della mia vita, riconducendo ad un periodo turbolento, confuso e drammatico. D’altronde anche noi maschietti abbiamo certe paturnie e poi se non ci fosse stato il gatto, il film non avrebbe vinto una cippa.

Non so bene. Adesso devo imparare ad avere un rapporto con una femminuccia, sai, con Jake, pisciavamo assieme, en plein air, lui da una parte e io dall’altra. Tra maschi… Adesso…

Ecco che le incertezze si sgretolano e sfilano via dalle mani. Mi ritrovo con un gatto che avevo scelto diverso da quello mi ero immaginato, ma non importa. La mocciosa ora fa parte della mia vita.

Scusate, adesso vado in terapia. Non per lei, ma per me.


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