Siamo in un mondo senza speranza però pieno di persone che sperano.

Il messaggio è chiaro, ma non lo capisco. Già! Perché non distinguendo i colori, tutto deve essere per forza bianco come il bianco dell’uovo e nero come il caffé, come suggerisono i Counting Crows?

Ero combattutto nei miei pensieri se dare ragione alla sciura Diane – Die – Dorval (proprio come l’aeroporto di Montreal) o al teppistello Steve Mc Connor, dimenticandomi presto che si era tagliato i polsi pochi giorni prima in un supermercato.

La precaria libertà conquistata sulla Motorway, passeggiando al centro delle carreggiate, è sfumata poco dopo. La decisione della madre di portare il figlio all’istituto, madre che si era appellata alla controversa legge S14 – che prevede la possibilità di trasferire la patria potestas allo Stato quando il figlio rappresenta un pericolo mettendo a dura prova lo stato morale, psicologico ed economico del nucleo familiare – ha rovinato tutto.

Il problema è che dopo tutto questo amore violento, questa attrazione maniacale, ossessiva e compulsiva, sessuale, quasi rasentando l’incesto, mai mi sarei aspettato una fine del genere.

Soprattutto dopo il ritmo incalzante della narrazione, dopo la complicità della vicina di casa e dopo una splendida giornata sulle rive del San Lorenzo.

Mai mi sarei immaginato che Mommy Diane prendesse una decisione del genere.

Certo, col senno di poi, la sua reazione era più che giustificata. Ha sbagliato però i tempi. Ora che tutto andava bene, che l’ammissione alla Juilliard School sembrava diventare una realtà, che l’amore di una ragazza stava fiorendo, che il figlio stava diventando un po’ più consapevole…

No, non ci voleva proprio la decisione della madre.

No! Mi sono sentito vicino a Steve, ormai vinto, ammutolito e ammanettato dopo le scariche del taser, perché era stato tradito da chi lo amava.

In fondo, l’ultima schizofrenia era per difendere la madre, alla quale aveva cantato “Vivo per lei”, nonostante gli avventori del bar lo avessero schernito e gli avessero dato della checca.

La madre, lì, proprio in quel momento, avrebbe dovuto proteggerlo, ma stava troieggiando per ottenere le simpatie dell’avvocato. Sapeva che il momento esplosivo stava per scoppiare e non era certo in uno dei momenti di intimità tra loro… Perché allora non difenderlo pubblicamente?

Non so, non mi convince l’amore di questa madre, che certamente fa di tutto per il figlio; nel momento più intenso, più esplosivo, però non riesce a stargli vicino.

Io sono di parte, sicuramente. Anche il regista, un ragazzo appena venticinquenne, ma di incomparabile bellezza e lucidità nei suoi pensieri, lo è e lo sa perfettamente.

Condanna la madre, la rende tutt’ad un tratto brutta, indifendibile, fragile, rompe la profonda empatia con l’amica di casa, e regala finalmente una via d’uscita seppure tragica al povero e indifeso Steve.

Non so se il ragazzo si conquisterà la libertà, ma è certo che da quel momento in poi riuscirà a vedere tutti i colori che la malattia gli impediva di vedere. Sicuramente la morte ci libera da tutte queste schiavitù ed è la sola ed unica soluzione al problema.

Grande Steve!

Colorblind – Counting Crows

I am colorblind
Coffee black and egg white
Pull me out from inside
I am ready
I am ready
I am ready
I am
Taffy stuck, tongue tied
Stuttered shook and uptight
Pull me out from inside
I am ready
I am ready
I am ready
I am…fine
I am covered in skin
No one gets to come in
Pull me out from inside
I am folded, and unfolded, and unfolding
I am
colorblind
Coffee black and egg white
Pull me out from inside
I am ready
I am ready
I am ready
I am…fine
I am…. fine
I am fine

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