Nosy Be- 11 giorno

Nosy Be

Come penultimo giorno, siamo rimasti in albergo a riposarci. Le escursione le abbiamo completate tutte. Se avessi avuto l’auto sarei andato in giro a zonzo, magari a vedere la costa est, questa sconosciuta, inaccessibile, ma purtroppo non avevamo altre possibilità, nemmeno affittare un tuc tuc. Pazienza. Sono stato ad oziare tra il ristorante e il bar, ingurgitando liquidi come un cammello. Lo so che tra poco mi comparirà la gobba sulla schiena come un zebù.

Ogni tanto mi rinfrescavo nel mare piatto, senza sbalzi di marea, essendo luna piena.

Ho deciso di andare anche alla fine della baia dove ho potuto salire sul promontorio. Dove siamo noi, la spiaggia, un’ampia mezzaluna di un chilometro, è racchiusa da queste modeste alture, terreno sacro. Così dal resort non si può scappare, nemmeno dalla foresta perché è tutta circondata da una rete, quasi impenetrabile. Oltre il promontorio meridionale c’era un mondo sconosciuto che mi allettava, una spiaggetta, una barca che deve aver vissuto momenti migliori, qualche placido zebù e un po’ di rifiuti.

Dall’alto si ha una spettacolare vista della baia, le palme sono inframmezzate da alberi secolari, alcuni dei quali sacri perché circondati da uno steccato e avvolti da un lenzuolo. È il modo della gente di avere un legame con la terra e con gli spiriti ancestrali. Da noi, evidentemente non abbiamo nessun collegamento con gli spiriti, nemmeno quelli ancestrali, visto che le piante, secondo gli agronomi, raggiungono il fine vita abbastanza facilmente.

Ma polemiche a parte, il cucuzzolo è completamente rasato, la terra rossa è una chiazza come la calvizie di un uomo. Scendo molto lentamente evitando di inciampare, di rotolare giù, di farmi del male, avendo solo le infradito. Il caldo, fastidioso, mi spiove addosso, sul cappello. Attendo qualche refolo di vento ma non c’è niente, la calma è piatta.

Ritorno indietro, recupero Mater spiaggiata tra sul divanetto tra il bar e il ristorante, Fa finta di guardare il telefono, in realtà, sta ronfando beatamente. Non si accorge del mio arrivo se non a pochi centimetri da me, quando fa un salto e mi dice, mi hai fatto spaventare.

In questo idillio placido, scorre il resto della giornata.