Watamu
Sta diventando sempre più complicato decidere la meta delle vacanze. Tolto mezzo mondo, le destinazioni rimaste sono sempre più limitate. Se poi consideriamo che la nostra estate coincide con l’inverno negli altri emisferi, di conseguenza brutto tempo, le opzioni si riducono ancor di più. Aggiungiamo poi il fattore Mater…
Vi risparmio il lungo e tormentato processo decisionale che mi ha portato qui, a Watamu, la Rimini degli Italiani in terra Kenyota, sì insomma una sorta di Sharm El Sheik o un Hurgada, ma in versione più modesta.
Considerando che non ho scelto un’isola, dovevo proprio essere disperato. E va beh, a meno che non si voglia considerare l’intera Africa come un’isolottona…
Neos, via Mombasa, poi Malindi. Mi sono concesso anche un safari di due giorni, sperando che Mater non faccia disastri da sola in villaggio anche se essendo della Bravo, ci sono tutti italiani.
Non mi ha convinto del tutto la scelta finale, ma era l’unica opzione praticabile senza spendere troppo (in Turchia il costo sarebbe stato il doppio!).
Il volo con Neos è stato tranquillo, impagabile il fatto che fosse diretto senza scali, proprio a Mombasa seguito dal trasferimetno in bus lungo la costa fino al villaggio. Nella prima parte, il Dreamliner ha sorvolato l’Italia, poi la Grecia per infilarsi dritto dritto nel Canale di Suez. A livello di Gedda, l’aereo ha puntato verso l’Equatore, scendendo in verticale. Nel frattempo ho mangiato un piatto di gnocchi e una tartarella di marmellata. Ho approfittato per guardarmi il film “I ponti di Madison County”, un mappazzo sdolcinato a rischio di diabete, che racconta un peccatuccio d’amore tra una casalinga dell’Iowa e un fotografo di Washington. La Meryl è bellissima, isterica ma convincente. Il Clint, ma che schifo, con quei capelli più lunghi di lei e grigi. Ma con tutti gli attori fighi, dovevano mettere lui?
A Mombasa c’erano dei nuvoloni minacciosi, un clima bruttissimo. I fiumi erano ingrossati, già me li vedevo gli alligatori che scorrazzavano felici a causa dell’innalzamento delle acque. L’atterraggio è stato morbido, temevo un effetto aquaplaning ma l’aereo ha toccato terra con delicatezza, parcheggiando nel piazzale.
