Watamu
Dopo esserci ripresi dal lungo viaggio, il terzo giorno lo abbiamo trascorso all’insegna del relax. La mattina ci siamo concessi una passeggiata sulla spiaggia di Jacaranda, abbiamo camminato avanti e indietro tra la sporcizia e le alghe. Siamo stati accompagnati da diversi Beach Boys che proponevano la solita solfa: le escursioni, italiani bancomat, buon prezzo, collanina con nome sopra, foto col masai. Non ne potevo più di loro.
Ti hanno seguito a lungo anche quando c’era la bassa marea. Non te li scrollavi di dosso. Avrei tanto voluto dire loro che con un po’ di buona volontà in un giorno si ripulirebbe l’intera spiaggia di Jacaranda. Sarebbe un ottimo biglietto da visita. Evidentemente non ci sentono da questo lato. Solamente soldi per non fare niente, per autocommiserarsi, per convincersi che siamo dei bancomat.
In fondo alla spiaggia, un gruppo di bovini si era radunato a bordo mare per leccare la sabbia, assaggiare un po’ di sale e cagare. Grandi pizze proprio sulla sabbia.
Nel primo pomeriggio abbiamo fatto la prima escursione easy easy, facile, per Mater. Siamo andati a Malindi. Ma prima dovevamo convincerci della povertà del Kenya portandoci in uno slum di Malindi dove c’era la tribù… un nome improbabile, il cui capo era il nostro accompagnatore dall’aeroporto di Mombasa a Watamu.
Ci siamo riuniti nello spiazzo sotto un albero. I bambini si sono disposti educatamente accanto a noi, le donne hanno iniziato a ballare e i ragazzotti, vestiti da guerrieri, hanno rievocato un’ancestrale battaglia.
Il tutto sotto lo sguardo della reggente, una nonnina piuttosto mummificata, con un carrellino, di 104 anni. È lei che comanda, che manda avanti lo slum e che tiene rapporti con l’altra tribù, quella danarosa e parrebbe mafiosa, che hanno circondato l’intero quartiere con case belle e eleganti.
Poi abbiamo dovuto comprare i biscottini da dare ai bambini. Mater ha pescato dal gruppo qualche bambinella da abbracciare e sbaciucchiare, con evidenti rigurgiti di schifo da parte dei piccoli.
Poi, non vuoi fare una capatina ad una fabbrica di legno e di lavori artigianali? Un capanno e uno show room finanziato da fondi europei. Te pareva. Dove vanno i nostri soldi. Per l’amore del cielo, ma perché l’Europa deve finanziare una fabbrichetta di artigianato? Siamo in Kenya. Misteri della fede.
Nell’ultima ora prima che il sole tramontasse, siamo stati nel centro di Malindi, una passeggiatina ultraveloce nel mercato coperto e nelle viuzze odorose della città, con codazzo di bimbi a seguito. Il minimo necessario per non essere aggrediti.
E poi al ritorno, abbiamo visto la parte mussulmana, quella off limits, la parte moderna e il quartiere storico. Malindi presenterebbe un potenziale enorme di sviluppo e di bellezza ma è mortificata dalla presenza dei mussulmani e al momento attuale non ha futuro.
