Watamu 06

Watamu

Della giornata di ieri, 4 settembre 2026, c’è poco da scrivere. Dopo la due giorni al safari, stare nel villaggio era il modo migliore per riposarsi.

Ci siamo portati dopo colazione fuori dal recinto del resort. La strada completamente impolverata, le baracche proprio davanti la cancellata, spazzatura ovunque e piccoli roghi dove veniva bruciata plastica e schifezze varie.

Le caprette cercavano qualcosa da mangiare nei sacchetti della spazzatura, si incornavano e litigavano tra di loro. Una pletora di questuanti è venuta a chiederci l’elemosina. Abbiamo resistito per circa 100 metri, ma ci siamo praticamente arresi subito, ritornando all’interno del resort. Non sapevo bene che cosa fare.

Sono scappato subito nel villaggio.

L’alta marea era ben visibile sin dalla mattinata. Ho oziato in spiaggia. Pensavo che Mater facesse risveglio muscolare con le altre signore ma non si è schiodata dallo sdraio. Io ho approfittato per farmi un bagno.

Le alghe purtroppo erano abbastanza fastidiose. Infatti non mi sono immerso ma sono stato in piedi con l’acqua a giro vita, indeciso sul da farsi.

Ovviamente mentre ero nel mare è arrivato il nuvolone bello nero proveniente da sud. Non ho fatto in tempo a realizzare che dovevo uscire in fretta che la pioggia è venuta giù a secchiate. Va beh tanto ero completamente bagnato. Mater l’ho vista rifugiarsi al bar e ha iniziato a bere aranciate una dietro l’altra.

Ormai era tempo del pranzo, l’animazione aveva ballato tutte le canzoncine, così ci siamo fiondati nel salone del ristorante. Il cielo era perfettamente pulito e azzurro. Ecco, dico, ma la sfiga?

Il pomeriggio invece sono andato nella lingua di sabbia che si svela al largo della costa. Sono arrivato a piedi, impiegando tanto tempo per evitare che si bagnasse la macchina fotografica e lo zaino. Sono stato scortato da diversi beach boys che non mi mollavano fino a quando hanno capito che da me praticamente non riceveranno niente. Così mi hanno perculato dicendo di andare da solo ma di non piangere nel caso in cui venissi punto da un riccio di mare. Volevo girarmi e dire che avrei saputo cosa fare perché ero medico, ma ho preferito tenere basso il conflitto.

Alla sera, intrattenimento coi Masai. E di nuovo mi sono sentito le loro storie, i canti (piuttosto fastidiosi) e le loro richieste di money, perché loro sono poveri e non hanno da mangiare. Figuriamoci adesso che non possono cacciare i leoni da portare come dote.