Watamu 08

Watamu

È domenica e siamo all’estero. Cosa devo fare? Cercare la chiesa per far sentire messa a Mater. Esatto! Qui a Watamu vinciamo facile perché sono sostanzialmente tutti cristiani.

Ho controllato dove poter andare. Nel paesello ci sarebbero due chiesette cattoliche ma sono sostanzialmente delle strutture fatiscenti, ci manca poco che non siano all’interno di capanne.

A Malindi invece c’è la cattedrale di Sant’Antonio da Padova. Certo che sapere l’orario delle messe è peggio che risolvere l’uscita di un’escape room. Che poi dico, siamo a Malindi, qui a 10 chilometri. Chiama, perché gli orari sui social sono aggiornati al 2020. Che ci vuole prendere il telefono per avere queste informazioni?

Non ci arrivano questi negretti.

Sta di fatto che prenotiamo un taxi direttamente alla reception. Mi chiedono 50 euro andata e ritorno aspettando tutto il tempo necessario. In un primo momento volevo mandarlo a quel paese. Per una decina di chilometri ma stiamo scherzando? Ma poi ho accettato, solamente per far felice Mater.

Qui in Kenya non c’è una persona onesta. Hanno tutto, Il verde, la savana, gli animali, il mare, il turismo, il petrolio e vivono come ai tempi della pietra. In trent’anni si sono duplicati, negli anni 90 il Kenya era di 25 milioni abitanti, oggi ben 50. Che cosa hanno fatto in questi 30 anni? Nulla, NULLA. Nessuna infrastruttura, nessun miglioramento sociale.

Non sono riusciti nemmeno a sistemare il viale davanti ai resort, sarebbero circa 4 chilometri. E che ci vuole? Esci dal cancello e sei direttamente catapultato in una baraccopoli, come se mi trovassi a Beirut dopo essere stata bombardata. Cosa ci vuole rifare un viale con negozietti, bar e pub? Bisogna lavorare, ecco, questo che manca a loro. Meglio l’uovo di oggi che la gallina di domani. E pensare che nel loro COAT of Arms sono stampati due galli.

Dicevo del tassista ci ha portato a Malindi. Con noi si è aggregato il direttore del villaggio, un signore italiano sulla sessantina. Va bene, non mi fa problemi. Voleva uno strappo per le sue commissioni. Ma poi, nonostante avesse detto che si sarebbe arrangiato per il ritorno, ha voluto un passaggio anche per tornare al villaggio. Grandi amiconi il tassista e il direttore. Parlavano fitto fitto in inglese, sperando che non li capissi. Intrallazzamenti vari, informazioni su negozi e posti dove acquistare. Tutto lecito, però per dio, quando siamo giunti alla reception, lui è sceso ed è scappato. Mica ci ha chiesto quanto avremmo pagato, poteva contrattare visto che lo conosceva bene… Un nervoso, cioè mi sfrutti, fai due corse di taxi e visto che siete tanto amici, non mi aiuti? Non gli fai capire che mi sta ladrando tanti di quei soldi? Ho lasciato i 50 euro buttandoli sul sedile e l’ho maledetto.

Che poi, ripeto, non è per i soldi, per l’amor del cielo, ma l’onestà prima di tutto. Al ritorno avrei voluto fare un giretto per Malindi, giusto un’altra visita per la città. Essere in auto è la cosa migliore senza rischiare la vita. Tanto alla fine sono quattro strade. Mi sarebbe piaciuto vedere la costa, il centro storico più di quanto non l’avessi visto il primo giorno, il Pillar di Vasco de Gama.

No, appena finita messa, il tassista ci ha raccolti ed è partito a tuono al villaggio. Ero veramente arrabbiato. Se questo è il trattamento nei confronti dei turisti, mi sa che tra poco anche Watamu perderà i quattro italiani in vacanza. Infatti non ho visto persone di altre nazionalità.

Fine del brontolamento.

Alla messa c’era poca gente, mi aspettavo la cattedrale piena, invece molte panche erano vuote. C’era il coro, quello sì che si è impegnato in virtuosismi canori interessanti. Mater ha poi voluto vedere tutto il compound, stringeva mani alle signore, diceva a tutti: sono-maria, dove è il prete? … e così via in un crescendo parossismo isterico. Quando è all’estero è così. È entrata nel grotto come neanche fosse stata a Lourdes. Appena intravisto il prete gli si è fiondata e in 5 minuti gli ha raccontato la sua vita, da quando si era sposata fino alla perdita del marito. Il prete sapeva l’italiano e l’ha ascoltata senza fatica.

E così siamo tornati, lasciandoci la puzza di Malindi, le strade dissestate, le donne mussulmane, le caprette e le vacche che placidamente ruminavano a bordo strada.