Watamu
Sostanzialmente ultimo giorno qui a Watamu. Oggi riposo totale, anche perché non hanno voluto che facessimo escursioni, preferivano che rimanessimo nel compound del villaggio.
La mattina prometteva bene, davvero, dopo la notte di pioggia. Un cielo terso, venticello fresco, sabbia accecante. Ho approfittato della bassa marea per andare sull’isoletta. Ho voluto andare il più presto possibile nonostante oggi Mater abbia fatto di tutto per boicottare il mio desiderio. Era lì che voleva dormire e si attardava a fare la colazione.
Mi sono fiondato in spiaggia e mi sono incamminato tutto baldanzoso. Tutti i beach boys mi hanno schifato, avendomi conosciuto in questa settimana col mio carattere lunatico. Il Barak mi ha seguito più silenzioso, più tranquillo. Non mi ha voluto vendere escursioni o altro.
Appena mi ha visto titubante nei miei passi, colpa delle rocce di coralli, mi ha teso la mano con naturalezza, gliel’ho afferrata e non l’ho mollata più. Era ben disposto. Sapeva che tutto quello di cui avevo bisogno era quella mano che mi sorreggeva.
Mi sono sentito più tranquillo ad affrontare il percorso. Poi sapeva perfettamente dove mettere i piedi, evitando le insidie. Era esperto e mi conduceva con tranquillità.
Dopo mezz’ora di cammino lento, sotto il sole, arriviamo. Io felice come un bambino. Non c’era nessuno sulla spiaggetta: si sarebbe affollata da lì a poco. Contento di passeggiare su quella sabbia sagomata dalle onde. Il mare era pulito, azzurro, privo di alghe.
Il Barak mi ha chiesto se avessi voluto continuare fino alla barriera corallina. Ho risposto di no, ormai con la saggezza di un vecchio, e lentamente siamo tornati indietro.
Con la sua presa forte e decisa, io, impacciato, riuscivo ad avanzare nonostante le incertezze. Dopo un’ora, grondante di sudore, felice di aver superato un traguardo che avevo desiderato, arrivo in spiaggia. Gli do la mancia, questa volta sì, con soddisfazione. Se la meritava dopo aver sopportato le mie paturnie e le mie asocialità di orso.
Mi riposo, ma in un attimo il tempio cambia, così repentinamente, senza nemmeno il tempo di realizzare. Arrivano dei nuvoloni dal mare, grossi, minacciosi. Il cielo è bello, il mare si colora di un verde smeraldo. Sono ipnotizzato ma dopo un’ora arriva lo scroscio d’acqua.
Questa volta non passa. Tutti sono costretti a ripararsi, i teli vengono tolti, le casse vengono portate nel salone. Questa pioggia dolce, insistente, si confonde con il mare particolarmente verde.
Nei cinque minuti in cui ha smesso, ho sperato di poter andare al centro di Watamu, così per far compere, per fare due passi, e occupare il tempo del pomeriggio. Alla reception cambio 20 in scellini kenyoti, al cambio sfavorevolissimi di 120. Glielo faccio notare, lei mi guarda, dobbiamo guadagnare. E già mi gira il porco. Le volevo dire che già con la sola nostra presenza state guadagnando più di quanto avreste sperato in 30 anni, ma se poi non li sfruttate, e vi riproducete soltanto, non è che guadagnate molto.
Le chiedo un ombrello. Ancor di più antipaticissima, mi dice che si trova in camera. Vado, cerco dappertutto, non lo trovo. Ancor più inviperito la guardo dritto negli occhi e le dico, guardi io sono gentilissimo quanto vuole ma non mi prenda per il culo. Sbuffando si gira e va a prendere un ombrello proprio nell’ufficio dietro di lei. Mi fa compilare moduli neanche se dovessi fare un mutuo.
Esco, un altro show. Mi sparano cifre esagerate, credo più di 6000 scellini, oltre 40 euro. Ma siamo impazziti. Lo mando letteralmente a quel paese. Non si aspettava la mia reazione. Con la coda tra le gambe, mi chiede 4000 scellini. Gli grido questa volta che da lui non voglio più niente e che si è giocata l’unica possibilità. Lo caccio via in malo modo.
Arriva un altro, con atteggiamento ancor più da paraculo, perdonalo, non siamo tutti uguali. Se ti ha mancato di rispetto… Io buon prezzo, ma non ha il tuk tuk. Quanto vuoi fare il viaggio. Io te lo devo dire? Lo guardo in cagnesco. Mi rilancia 1500 scellini. Basta, non ne posso più. So che per loro il viaggio è di 300 scellini, perché me lo aveva detto una guida. Mi sento preso in giro, stufo di essere un bancomat. Inizia a piovere con convinzione. Rinuncio, Mater ha freddo. Spariamo dentro il resort, chiudendoci alle spalle il cancellone. Restituisco l’ombrello alla cretina ma non solo, anche uno sguardo carico di odio.
Lentamente ci dirigiamo alla spiaggia e Mater prende gli ultimi ricordi.
Ormai è quasi sera, il tempo è quello della Lombardia, altro che equatore!
Unica nota positiva della giornata la rappresentazione teatrale del Re Leone. Sì una cosa molto minimal, ma devo dire che i ragazzotti dell’animazione si sono impegnati tanto e con convinzione.
