How you remind me

Con il Master all’Università di Levuen pensavo di concludere il mio personalissimo ciclo di studi post-laurea. In realtà piantai il corso dall’oggi al domani senza dare neppure una spiegazione plausibile.

Non avevo più il coraggio di andare avanti benché mi fossi iscritto al prestigioso ateneo per il semplice fatto che fosse l’Università Cattolica.

Sapevo che c’eri tu. In quel pomeriggio mi ero precipitato da te, durante la lezione di non so bene quale materia economica, anziché seguire il corso. Risalendo la collina mi ero messo poi a correre a perdifiato lungo i corridoi una volta entrato nell’edificio centrale. Davanti all’aula, trattenni il respiro, ed entrai. Rettifico: mi precipitai dentro.

Il prof. mi guardò stranito e  tutte le teste si alzarono dagli schermi. Ecco dov’eri: ti scorsi in quarta fila. Al tuo sorriso mi sciolsi e lasciai andare il respiro. Non sapendo come giustificare la mia presenza, presi il badge dell’Istituto e lo mostrai al professore. Senza aspettare un suo cenno, con un balzo, ti raggiunsi e mi misi a sedere proprio vicino, nascondendomi dietro lo schermo. Il prof. riprese a parlare come se l’interruzione non ci fosse mai stata.

Ritornò la quiete, ma il fragore del cuore mi stordiva. Sentivo le emozioni e il pianto schiantarsi. Era il mio addio, perché un’altra notte pensando a te mi avrebbe ucciso. Percepivo il tuo odore; osservavo le dita attorno alle quali avrei intrecciato le mie. Gomito a gomito, tu eri sereno e perso nei grafici del monitor, io nei tuoi occhi. Eri abituato a me, a quelle sorprese, ai miei gesti irrazionali.

Ti amavo, e me ne rendevo conto in quello spazio. Dovevo lasciarti però, ora o mai più. Sarei tornato in Italia e tu in Olanda. Fine. Volevo semplicemente che mi ricordassi per quell’amore e nulla di più. Probabilmente non eri consapevole di quanto desiderio avessi riempito la mia vita in quei sei mesi. Notti al college, nella stessa stanza. E dormivamo. Rettifico: tu dormivi, io ascoltavo il respiro lieve vicino. Le corse nei vicoli della città, i silenziosi ristori nella preziosa cattedrale. Le domeniche in treno a Bruxelles, ad affogarci nella pasticceria accanto la Borsa e a bere birra nei vicoli ad ovest del Pentagono.

Ci parlavamo in francese. Sui ponti di Gand e Brugge, mi sentivo Zenone, il medico protagonista del romanzo della Yourcenar. Dovevo smettere di correre, di affogare le lacrime in pianti silenziosi. Volevo soltanto rimanere fermo, tornare in Italia e concentrarmi sul processo che avrei dovuto affrontare.

Zenone aveva vinto quello suo e non fu condannato di eresia. Eppure si tolse la vita. Non poteva andare più avanti. “Gli era accaduto tante volte di riaprire una porta, semplicemente per accertarsi che non l’aveva chiusa per sempre dietro di sé, di voltarsi verso un passante appena lasciato per negare che quel distacco fosse definitvo e così dimostrare a se stesso la sua angusta libertà d’uomo. Questa volta, l’irrevocabile era compiuto”.

La razionalità, offuscandosi, si spegneva lentamente. Non ti avrei più seguito. Non potevo pretendere nulla da te. Ti avevo accompagnato per il cammino e tu ti eri lasciato amare. Libero di tornare al tuo paese, ad Utrecht.

Presto ti saresti dimenticato di me e delle silenziose notti nelle quali pregavo. Vedi, non eri nemmeno sorpreso che fossi lì accanto a te, ti eri già adagiato, ti eri già accomodato perché l’amore coccola e droga. L’assuefazione è terribile.

Il prof. spiegava. Tu attento non perdevi nessuna parola, io non capivo nulla, mi bastava sentire il tuo cuore. L’opera al nero doveva compiersi; il corpo dissolversi perché potesse trasmutarsi in qualcosa di meraviglioso.  Mi avvicinai ancor di più a te. Sentivo il tuo respiro, trattenni il mio.

Presi la tastiera. Scrissi soltanto how you remind me? Ma vraie vie est in Italie. Un momento di esitazione, poi aggiunsi: Je t’aime. Di scatto mi alzai, ti diedi un bacio sulla guancia e scappai fuori.

Non dovevo girarmi mai più e ti dissi addio, così finì anche il corso all’Unversità di Leuen.

How you remind me – Nickelback

Never made it as a wise man
I couldn’t cut it as a poor man stealing
Tired of living like a blind man
I’m sick of sight without a sense of feeling

And this is how you remind me
This is how you remind me
Of what I really am
This is how you remind me
Of what I really am

It’s not like you to say sorry
I was waiting on a different story
This time I’m mistaken
For handing you a heart worth breaking
And I’ve been wrong, I’ve been down,
Been to the bottom of every bottle
These five words in my head
Scream “are we having fun yet?”

Yeah, yeah, yeah, no, no
Yeah, yeah, yeah, no, no

It’s not like you didn’t know that
I said I love you and I swear I still do
And it must have been so bad
Cause living with me must have damn near killed you

And this is how, you remind me
Of what I really am
This is how, you remind me
Of what I really am

It’s not like you to say sorry
I was waiting on a different story
This time I’m mistaken
For handing you a heart worth breaking
And I’ve been wrong, I’ve been down,
Been to the bottom of every bottle
These five words in my head
Scream “are we having fun yet?”

Yeah, yeah, yeah, no, no
Yeah, yeah, yeah, no, no
Yeah, yeah, yeah, no, no
Yeah, yeah, yeah, no, no

Never made it as a wise man
I couldn’t cut it as a poor man stealing

And this is how you remind me
This is how you remind me

This is how you remind me
Of what I really am
This is how you remind me
Of what I really am

It’s not like you to say sorry
I was waiting on a different story
This time I’m mistaken
For handing you a heart worth breaking
And I’ve been wrong, I’ve been down,
Been to the bottom of every bottle
These five words in my head
Scream “are we having fun yet?”

[3x]
Yeah, yeah, are we having fun yet?

Yeah, yeah, no, no.

Non mi sono mai comportato da uomo saggio
Non ce l’ho fatta a finirla come un povero che ruba
Mi sono stancato di vivere come un cieco
Sono nauseato dagli sguardi senza sentimento
Ed è così che mi ricordi
Mi ricordi così?!
Come sono veramente
E’ così che mi ricordi
Come sono veramente

Non è da te dire “mi dispiace”
Stavo aspettando una storia diversa
Questa volta ho sbagliato
ad averti dato un cuore che potesse spezzarsi
e mi sono sbagliato, mi sento giù,
giù fin nel fondo di ogni bottiglia
queste cinque parole nella mia testa
gridano “Ci stiamo ancora divertendo?”

ancora, ancora, ancora, no, no
ancora, ancora, ancora, no, no

non è che tu non sapevi che
ti ho detto ti amo, e giuro che ti amo ancora
E dev’essere stato così brutto
Perché vivere con me deve averti quasi ucciso

Ed è così che mi ricordi
Per cosa sono veramente
E’ così che mi ricordi
Per cosa sono veramente

Non è da te dire mi dispiace
Stavo aspettando una storia diversa
Questa volta ho sbagliato
ad averti dato un cuore che poteva spezzarsi
e mi sono sbagliato, mi sono sentito giù,
giù fin nel fondo di ogni bottiglia
queste cinque parole nella mia testa
gridano “Ci stiamo ancora divertendo?”

ancora, ancora, ancora, no, no
ancora, ancora, ancora, no, no
ancora, ancora, ancora, no, no
ancora, ancora, ancora, no, no

Non mi sono mai comportato da uomo saggio
Non ce l’ho fatta a finire come un povero che ruba
Ed è così che mi ricordi
E’ così che mi ricordi
E’ così che mi ricordi
Per cosa sono veramente
E’ così che mi ricordi
Per cosa sono veramente

Non è da te dire mi dispiace
stavo aspettando una storia diversa
Questa volta ho sbagliato
ad averti dato un cuore che poteva spezzarsi
e mi sono sbagliato, mi sono sentito giù,
giù fin nel fondo di ogni bottiglia
queste cinque parole nella mia testa
gridano “Ci stiamo ancora divertendo?”
ancora, ancora
Ci stiamo ancora divertendo?

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