Il mio diploma di laurea

Il mio diploma di laurea

Questo post sarà acido, lastimoso, pieno di livore, insofferente, con tanta voglia di compiacimento. Per cui non andate a leggerlo se non volete rovinarvi l’umore.

E sono 31: gli anni da quando il professore, direttore della scuola di Medicina, di cui non ricordo il nome, uno di quegli antipaticissimi che evitavi come la peste, mi proclamò dottore in Medicina e Chirurgia.

Eccolo il diploma di Laurea. 11 anni di studio, ovviamente compresa la specializzazione -neanche mezzo anno di fuori corso, così giusto per-, di fatica, di ansia, di concentranzione, di apertura mentale, di studio, di classificazioni, di competizioni; sgobbando come un dannato, pedalando lungo la via Dante, che sicuramente avrà un solco dovuto al passaggio delle ruote della bici, tra il Cairoli e il San Matteo.

Giorni interi spesi sul microscopio per capire quanto Fk506, testato sui drogati e immunodepressi ne..ri newyorkesi, fosse il dosaggio giusto per evitare il rigetto dei tessuti. Ho ancora nelle orecchie i grufoli di quei por*ci, sì proprio loro, i guinea pig, incattiviti, incazzati, sepolti dalla diarrea, con il catetere venoso centrale, dentro cui infilavi tutti gli antibiotici scaduti del San Matteo -magari questo non dovevo dirlo-.

Mattinate in sala operatoria. L’enucleazione della cisti da echinococco è stata l’esperienza più stressante che ha dato il colpo di grazia alla mia mente instabile di chirurgo in erba.

La presentazione della tesi di Laurea nella presitigiosa Maison de La Chimié, a due passi dal Trocadero, proprio di fronte alla Tour Eiffel, con il gota del trapianto mondiale. Io e Todo, seduti allo stesso tavolo del bateau mouches.

11 anni di università, non so quanti altri per conseguire dei master a Chieti, a Pisa, al Comsubin, a Ravenna…

Eccolo il diploma, appeso, con il vecchio logo dell’Alma Ticinensis Universitas -quello nuovo fa veramente cagare, neanche un bambino dell’asilo lo avrebbe disegnato peggio-, il 23 settembre, oggi, del 1993.

Tutta ‘sta brodaglia per dire che sono medico e chirurgo, che ho una laurea, che ho titolo per dire le cose che mi competono. Sono particolarmente inacidito verso quelle persone che continuano a dirmi cosa fare, cosa non fare. Quelli leccaculisti che sono nei posti del potere senza averne titolo. Che pontificano, che ti criticano, che il genovese è uno stronzo. Che pensano che le fotografie debba farle non posizionando la rotellina sul verde, ma che in base alla loro illuminata scienza, bisogna stare lì a calcolare i tempi di esposizione, le aperture del diaframma.

Sono medico e non fotografo.

Persone che hanno la piva, che ti guardano a 10 cm dall’alto, perché tu sei uno stronzo. Persone che non sanno gestire il proprio utero, ma quella cosa più in basso, eccome se la fanno fruttare. E poi abortiscono come se fosse un fastidio, come se l’aprire le gambe fosse un mero esericizio ginnico.

Io ho le competenze, ho la laurea. Non ne vado orgoglioso, perché il tempo dell’università è stato di annichilimento, di impoverimento interiore, una morte lenta e inesorabile. Una dualità a cui non riusci a dare una risposta. Un Narciso e Boccadoro di Hessiana memoria.

Invece le altre persone sono Boccia di Rosa, senza umiltà, senza spirito critico, senza guardarsi indietro. Walking on my shoes era il titolo di una bellissima canzone dei Depeche Mode. Ecco provate a camminare, no, non nelle mie scarpe -magari puzzano anche- ma nelle vostre stesse. Fatemi vedere un diploma, indicatemi il titolo di un università, una a caso: mi vanno bene anche quelle telematiche.

Ma soprattutto vergognatevi.

Ecco il mio diploma.


How do you cool your lips after a summer’s kiss?How do you rid the sweat after the body bliss?How do you turn your eyes from the romantic glare?How do you block the soundOf a voice you’d know anywhere?
Oh, I really should have knownBy the time you drove me homeBy the vagueness in your eyes, your casual goodbyesBy the chill in your embraceThe expression on your face, told meMaybe, you might have some advice to giveOn how to be insensitive, insensitive, ooh, insensitive
How do you numb your skin after the warmest touch?How do you slow your blood after the body rush?How do you free your soul after you’ve found a friend?How do you teach your heartIt’s a crime to fall in love again?
Oh, you probably won’t remember meIt’s probably ancient historyI’m one of the chosen fewWho went ahead and fell for youI’m out of vogue, I’m out of touchI fell too fast I feel too muchI thought that you might have some advice to giveOn how to be insensitive
Oh, I really should have knownBy the time you drove me homeBy the vagueness in your eyes, your casual goodbyesBy the chill in your embraceThe expression on your face that told meMaybe, you might have some advice to giveOn how to be insensitive (how to be)Insensitive (how to be)Insensitive (how to be)

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