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Falling leaves

Falling leaves

Anche questa volta mi sono impegnato. No, non è stato un obbligo: sentivo il bisogno di venirti a trovare, lì, ferma e immobile. Non avevo fretta; ho guidato piano, sempre sotto il cielo azzurro. Ma dico io: ci hai fatto l’abbonamento? Non ho mai trovato una brutta giornata, nemmeno a volerla. Sempre quelle foglie gialle e rosse, un po’ raggrinzite. Ovvio: non piove più.

Mi sono fermato alla Coop di Uggiate Trevano e ti ho preso un vasetto di margherite viola. A dire il vero, facevano cagare: erano mezze morte. Ma non c’era altro. La Coop non offriva granché e poi, suvvia, per tre euro mica si può pretendere chissà cosa!

Jk era bello e contento. Non l’ho sgridato stamane, quando ha fatto pipì dietro il divano: per fortuna, questa volta non ha fatto danni. È bastato però uno sguardo corrucciato perché abbassasse la coda e si mettesse a strisciare. Ma appena sceso dall’auto, figurati: un posto nuovo! E via di nuovo con la coda dritta. Ha lasciato qualche stronzetto sotto il cipresso all’ingresso, per fortuna. Temevo che scavasse vicino a una tomba o che il custode ci cacciasse in malo modo. Invece è filato tutto liscio. Jk camminava al mio fianco, leggero come una piuma e con qualche stronzo in meno, mentre i refoli di vento gli spingevano il pelo all’indietro.

Mi sono avvicinato, ancora incerto sul punto esatto, e ancora una volta mi sono sorpreso di trovarti in un posto diverso da quello che ricordavo. Sono scemo, che ci posso fare? Non mi sono trattenuto a lungo: giusto il tempo di scattare qualche foto, poi me ne sono scappato. Te lo dico, nel caso fossi stata distratta.

E ho guardato tutte le foglie di questo ottobre sparse a terra.


È solo un uomo quello di cui parlo

Del suo interno come del suo intorno

Di quando scivola su sé stesso

Di quando scrive come adesso

Sulle sue guance ha il vento fresco

Della vetta, della conquista

Sotto le unghie ha la terra

Di quando striscia

Le sue serate, le sue ferite

Le donne amate e poi dimenticate

Dell’ambizione, della speranza

Le ragnatele della sua stanza

Di quando ha paura di morire

E un orgasmo lo fa tremare

Quando la vita non è poi così

Come appare

È solo un uomo quello di cui parlo

Quando inciampa nella sua ombra

Quando cammina sull’acqua

E non affonda

È solo un uomo quello di cui canto

Di quando sbaglia e non si perdona

Il furore e il disincanto di quell’universo

A forma di persona

Parlo di quando spara a suo fratello

O s’inginocchia a un portafoglio

Quando osserva l’infinito

Attraverso il suo ombelico

Di quando sventola una bandiera

O ci si nasconde dietro per paura

Una menzogna è più cattiva

Nascosta dentro una preghiera

È solo un uomo quello di cui parlo

Di una doccia dopo il tradimento

Del sorriso che ritorna

Dopo che ha pianto

È solo un uomo quello di cui scrivo

La notte prima di un lungo viaggio

Quando non sa se poi partire sia solo partire

O magari scappare

È solo un uomo

Quello che mi commuove

Che vorrei uccidere e salvare

Amare e abbandonare

È solo un uomo ma lo voglio raccontare

Perché la gioia come il dolore

Si deve conservare

Si deve trasformare

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